L’universo dei social network si è lentamente insinuato nella vita quotidiana dell’uomo fino a rendere assai sottile il confine tra la vita reale e quella virtuale. Di conseguenza è risultato necessario imparare in breve tempo a rapportarsi con dei mezzi così ricchi di potenzialità quanto di retroscena sconosciuti e pericolosi per i meno esperti. La rapidissima diffusione che ha visto anche, e soprattutto, tra i ragazzi, dovrebbe corrispondere a una maggiore opera di informazione e prevenzione per insegnare loro come tutelarsi nel web. Appartenere ad un social network in sicurezza comporta, infatti, mantenere una visione lucida e per quanto possibile distaccata, in modo da non diventare pedine facilmente manipolabili, ma, anzi, crescere come soggetti in grado di discernere ciò che è utile e positivo da ciò che non lo è. Fatta questa premessa, è chiaro che ognuno poi valuti personalmente come rapportarsi con i social e di conseguenza quanto esporsi. Su questo termine verte l’aspetto subdolo dei social network, armi a doppio taglio che da un lato si sono imposti per le possibilità che offrono, ma che dall’altro persuadono gli utenti fino a rendere necessario condividere informazioni personali, che per la psicologia contorta che essi sviluppano risulta essere l’unico modo per venire notati e di conseguenza sentirsi appagati. Consapevoli di ciò si può scegliere se porsi tra i diffidenti o tra coloro che non temono alcuna conseguenza dalla diffusione di dati privati in rete. Personalmente mi ritrovo nella prima categoria di fruitori dei social in quanto ritengo che la privacy sia un valore troppo prezioso per essere dissipato così, senza neanche rifletterci. Presi dall’euforia del momento e dalla illusoria sensazione di attenzione che si percepisce, si corre facilmente il rischio di cadere in azioni avventate che in seguito potrebbero avere un alto prezzo da pagare. Anche ammettendo un uso prudente di questi canali, vanno considerate le dimensioni mondiali che coprono e di conseguenza bisogna sempre tenere a mente che, anche se viene trasmessa un’idea di sicurezza in quanto ci si sente protetti dalle pareti della propria camera, si è invece immersi in una realtà non meno pericolosa della strada, in cui ognuno è chiamato a difendersi da solo. A fronte di ciò mi stupisce come non tanto gli adolescenti, che per definizione cercano e hanno un reale bisogno di essere apprezzati e sostenuti, ma sempre più adulti, uomini e donne, si siano così legati al mondo social. Questo fenomeno dovrebbe far riflettere forse sulle fragilità delle persone e sull’importanza che recentemente l’immagine ha acquisito subordinando ad essa tutto il resto.

Chiara Mochi

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