Ormai molti social network come Facebook, Instagram, ecc… sono infestati da gente che continua a pubblicare foto o video, raramente sobrie, più spesso abbastanza personali. Quel che non si sa è che questi siti a iscrizione gratuita, che quindi attirano molto per questo loro carattere, in realtà per guadagnare soldi usano i nostri post pubblicandoli su vari siti. Un classico esempio è quello di cercare il proprio nome e cognome su google immagini e – spesso e volentieri – ci ritroviamo a vedere in prima pagina le nostre fotografie. La stragrande maggioranza delle persone è convinta che tutto ciò sia completamente ingiusto e che uno abbia tutto il diritto di caricare tutto ciò che vuole su queste piattaforme sociali; altri dicono invece che forse sarebbe meglio leggere “i termini e le condizioni” primi di mettere la spunta su “li accetto”. In ogni caso, bisogna ammettere che tutto ciò è molto scomodo e purtroppo non ci si può fare più di tanto, ma non significa che non possa essere ridimensionato con una legge. E nonostante questo, c’è ancora gente che condivide post molto personali, pur essendo consapevole dei rischi cui va incontro; mentre chi ha appreso cosa accade dietro lo schermo ha mantenuto magari il profilo, ma cessando completamente di pubblicare. Per non parlare di “hacker” importanti e influenti, come il gruppo degli “Anonymous”che, spesso più esperti degli informatici stessi, riescono ad aggirare il sistema e ottenere ciò che vogliono. Forse il mondo di internet che entusiasma così tanto è ancora troppo sconosciuto e non abbastanza soggetto a leggi adeguatamente severe riguardo la violazione della privacy: finché non se ne è scoperto abbastanza, meglio starne alla larga!

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