Un cambiamento in negativo nel modo di porsi di fronte alla natura, una forma di egoismo che mira a modificarne le leggi stesse: queste le cause principali dell’attuale squilibrio tra uomo e ambiente, ambiente che non viene rispettato e salvaguardato, come nelle società antiche, ma concepito sempre di più come risorsa da sfruttare al massimo per soddisfare le proprie necessità e migliorare le condizioni umane. Negli ultimi decenni, però, il degrado ambientale, contribuisce a determinare squilibri sociali, impone l’urgenza di conciliare economia ed ecologia al tempo stesso: come fare pace con la natura? Dalle organizzazioni internazionali alle associazioni di cittadini, tra cui Greenpeace, Legambiente,WWF, tante iniziative sono nate per risolvere i problemi presenti, per scusarsi con la Madre Terra. Non vengono trattate solo questioni locali ma anche mondiali, perché l’inquinamento, le emissioni di CO2, non si fermano alle frontiere: gli Stati dovrebbe collaborare, avviando trattati, impegni e accordi, ponendosi degli obiettivi, così da garantire un futuro alle generazioni che verranno, lasciando loro un’eredità sicura e pulita. Si tratta di tematiche che, da tempo, conquistano le attenzioni dei mass media: le prime pagine dei quotidiani e gli ampi servizi nei telegiornali amplificano le giustificate preoccupazioni di scienziati che presentano dati allarmanti e previsioni catastrofiche, dall’effetto serra al riscaldamento climatico, dalle piogge acide al buco dell’ozono, per non parlare di desertificazione e deforestazione. L’aumento del consumo di risorse energetiche fossili come carbone, petrolio e metano risulta essere, infatti, direttamente proporzionale alla crescita di emissioni di anidride carbonica, legata al diffondersi dell’urbanizzazione: le 40 metropoli più grandi del pianeta, che occupano appena l’1% della superficie terrestre, producono circa l’80% di tutti i gas serra in circolazione, gas così chiamati perché, come pannelli di vetro in una serra, intrappolano il calore e impediscono l’uscita nello spazio di gran parte delle radiazioni infrarosse. Senza trascurare il fatto che essi sono anche responsabili della riduzione progressiva della fascia di gas ozono presente a livello stratosferico, che svolge la funzione di filtro dei raggi solari, in quanto blocca pericolose radiazioni ultraviolette. Tutto ciò, porterebbe non solo ad un indebolimento delle difese immunitarie negli esseri umani, ma anche allo scioglimento dei ghiacciai polari, con il conseguente innalzamento del livello dei mari, motivo di sommersione di aree costiere, dove sorgono città come Venezia, Amsterdam o Londra, e alla desertificazione, all’aumento dell’aridità di alcune zone che oggi forniscono grano e cibo a tutto il mondo. La principale terapia per il pianeta sembra essere l’applicazione del Protocollo di Kyoto: l’ accordo, firmato nel 1997, impegnava i Paesi industrializzati e quelli a economia in transizione a ridurre complessivamente del 5,2% le principali emissioni di anidride carbonica entro il 2012. Si è poi deciso di porre come nuovo traguardo una diminuzione del 30% entro il 2020: questo obiettivo comune dovrebbe stimolare un nuovo modello di sviluppo, capace di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

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