LE EMOTICON FANNO MALE ALLA BUONA SCRITTURA?

Le emoticon, o smile, sono delle faccine stilizzate che raffigurano espressioni facciali umane, vengono utilizzate soprattutto in internet o negli sms per aggiungere un “mood”, cioè un sentimento, un umore, una sensazione ulteriore al contenuto letterale del messaggio.
La prima emoticon moderna è stata utilizzata il 19 settembre 1982 da un informatico che si divertiva a usare la combinazione di simboli: ”:-)”; ovvero una faccina sorridente che divenne subito popolare; in seguito alla fine degli anni novanta una società giapponese creò le emoji come le conosciamo noi oggi; questa “moda” prese man mano sempre più piede tra i giovani, proprio per questo oggi le emoticon sono più di 2500, precisamente 2666.
Ogni giorno queste emoticon vengono scambiate in più di 6 miliardi di conversazioni e sono dunque la lingua globale più utilizzata in rete; quelle presenti con maggiore frequenza sono: la faccina che ride, la faccina che guarda innamorata e la faccina che manda il bacino.
Con le migliaia di faccine e, di conseguenza, con le migliaia di significati viene a galla un ovvio problema di fraintendimento dell’espressione di queste emoticon. Per esempio, molto spesso la faccina con la goccia al naso viene scambiata per la emoji con il raffreddore, quando in verità significa stanchezza, oppure la faccina con le mani avanti viene scambiata per un saluto, quanto in realtà è un abbraccio. Sempre di più ai giorni nostri le emoticon hanno assunto, soprattutto tra i giovani, un valore approssimativo, perché vengono inserite nei messaggi in modo automatico, frettoloso, sconsiderato e senza un reale significato per la conversazione.
Le emoji, dunque, pur rappresentando, secondo me, uno strumento positivo per la conversazione perché immediato e arricchente finiscono per produrre l’effetto contrario a causa di un superficiale e errato utilizzo.

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