Ormai da anni, ma forse è sempre stato così, stiamo assistendo a una netta ascesa in campo mediatico di parole come destra e sinistra, parole che caratterizzano ormai l’intera politica. Inoltre questi termini hanno acquisito un’accezione così generale, da essere utilizzati anche per classificare un diverso modo di fare giornalismo, o addirittura per classificare scuole diverse. Ma ciò che più colpisce al giorno d’oggi è il fatto che vincono più spesso le ideologie legate alla ricchezza, in particolar modo durante i periodi di crisi, sia finanziaria sia sociale. E ora siamo proprio in un periodo di crisi: non sto parlando della crisi finanziaria, anch’essa gravissima, ma più che altro di quella sociale; i ragazzi di oggi non riescono più a concepire la politica come una categoria del nostro tempo, categoria che dovrebbe mettere al centro l’uomo, anche qualora siano presenti ideologie molto forti. La crisi sociale cui mi riferisco è la crisi del consumismo, che poi ha portato come conseguenza alla crisi finanziaria: la politica è stata, infatti, sostituita dalla società del consumo, società che mette al centro il consumatore invece dell’uomo in sé. Ormai tutti i giorni assistiamo infatti alla netta predominanza dell’io sul collettivo, tanto a scuola come nella vita cittadina. Una delle tante conseguenze, e una delle più gravi, è sicuramente la perdita d’identità, tema fondamentale della politica italiana, e tanto dibattuto. È proprio per questo motivo che i giovani fanno sempre più fatica a distinguere la destra dalla sinistra o comunque a trovare un partito politico che li rappresenti. Dopo le ultime elezioni del 4 marzo, ciò che spero maggiormente è che chiunque salga al governo di questo paese agisca per l’utile e il benessere comune.
La politica è anche strategia, e nella realtà effettuale non tutto è rose e fiori: per questo un buon politico deve saper farsi strada tra ostacoli, nemici, avversità, ed avere come unico obiettivo l’utilità comune.

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