Spesso mi ritrovo a ragionare sulla scelta della facoltà da seguire all’università, su che lavoro mi piacerebbe fare e allo stesso tempo potrebbe darmi uno stipendio dignitoso per vivere e magari mantenere una famiglia, ma non riesco mai ad approfondire più di tento il ragionamento, è come se mi annoiassi subito; preferisco piuttosto pensare a come si sarà sviluppata la società, pensare a cosa ne sarà delle frequentazioni che ho adesso, ma sopratutto mi piace pensare a me come persona indipendente; adoro immaginare come potrei organizzarmi la vita in base ai miei impegni, in base agli interessi che avrò e, ovviamente, in base ai miei doveri. Mi piace pensare non solamente al futuro più prossimo, ma anche a quando sarò “grande”, quando avrò superato i trenta e i quarant’anni, e magari avrò dei figli e dei nipoti che girano urlando per casa. Riconosco tuttavia che la mia visone è un po’ utopistica, non esiste la famiglia perfetta della mulino bianco, in cui tutti si vogliono bene e hanno tutti un lavoro ben retribuito; ma forse quest visone “fantastica” è il modo per pensare a qualcosa che potrebbe essere visto come spaventoso e incerto, dandogli una connotazione di piacevole mistero, un carattere di scoperta che affascina e intriga ma allo stesso tempo spaventa.

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