Recentemente si è diffusa la notizia che molti dati privati su Facebook sono stati utilizzati per le elezioni americane. Nel mondo di oggi, quasi tutte le persone hanno un profilo sui social network, come Twitter, Instagram o Facebook; la domanda da farsi è la seguente: è possibile sentirsi manipolati navigando su Internet e utilizzando i social?
Aprendo le applicazioni e i siti Internet spesso compaiono pubblicità che possono in qualche modo confondere gli utenti o attrarli verso i prodotti sponsorizzati, soprattutto se le persone sono poco esperte. Queste ultime, infatti, cliccando sulla pubblicità, non solo vengono distratti dal loro obiettivo di ricerca iniziale, ma a volte sono “costrette” anche a pagare per i siti aperti.
Si può trovare un altro esempio di manipolazione su Instagram, un social network in cui molte celebrità, ovvero persone con un numero considerevole di followers, sponsorizzano prodotti di bellezza e dimagranti per invogliare i seguaci a comprarli. Queste persone, infatti, vengono chiamate anche influencer proprio perché influenzano gli utenti che possono sentirsi manipolati. Questa manipolazione in quanto tutto dipende dall’intelligenza degli spettatori e dall’uso reale o meno che questi potrebbero fare dei prodotti.
Personalmente non mi sento manipolata dai social network: so che ci sono siti a pagamento, molte pubblicità ingannevoli e prodotti sponsorizzati, ma so distinguere ciò che mi serve ricercare da qualcosa che compare senza che io l’abbia cercato. Oppure, guardando le storie su Instagram, mi rendo conto che si parla di prodotti che devono essere venduti (c’è infatti il marchio, il link al sito…), ma se non mi servono non resto influenzata e non li compro.
In conclusione, nonostante ci siano molti siti ingannevoli, secondo me, è questa la chiave della felicità: aprire applicazioni e siti senza però rimanerne totalmente influenzati, riuscire cioè a non entrare troppo nel mondo virtuale, ma vedere tutto ciò che succede come uno spettatore.

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