Secondo alcuni studi passiamo dalle 7 alle 13 ore collegati sui social network ed essi, ormai, occupano un
ruolo importante nelle nostre vite; da quando abbiamo scoperto che alcune azioni come conoscere,
relazionarsi e comprare sono molto più facili e veloci attraverso l’uso di queste piattaforme non possiamo
farne più a meno. Ma dato che siamo stati abituati e preferiamo vedere solo la parte della medaglia che ci fa
più comodo, escludiamo e non ci interessiamo di tutta quella parte che è contro di noi e la nostra privacy. Vi
siete mai chiesti com’è possibile che un attimo prima abbiamo messo “like” ad una foto di un paio di scarpe
e un attimo dopo, scorrendo la nostra bacheca, ci compare la pubblicità su di esse? Com’è possibile che
dopo aver visitato una pagina ci arrivano notizie su di essa? Ad alcuni non interessa ed alcuni non ci fanno
attenzione, ma lasciando informazioni personali ci priviamo della nostra privacy e diamo più potere a tutti
coloro che vogliono manipolarci per fini propri, che siano economici o politici o solamente personali.
Attraverso le informazioni che forniamo sui social, essi si appropriano del diritto su come e se presentarci
alcune notizie ed eventi, limitando il nostro senso critico e la nostra libertà di scelta. Il problema siamo noi,
è inutile cercare una soluzione altrove: parliamo di noi stessi a tutti, fregandocene di chi può vedere la
nostra foto o leggere un nostro pensiero. A nessuno interessa la voce “impostazioni sulla privacy” dei diversi
social in quanto limitare la privacy significa anche limitare i “like” e limitare il pubblico a cui potersi esibire. È
inutile cercare una soluzione se non partiamo in primis da noi e se non ci sforziamo a capire che il vero
mondo non è quello virtuale: i social network sono un ottimo passatempo delle volte, perché dobbiamo
trasformarli in un’arma contro di noi.

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