Quasi totalmente ignara della fauna proiettata (o nascosta e schermata?) su YouTube, l’ho avvicinata – con la mia solita diffidenza – per capire perché mio fratello, più piccolo, si impietrisse per ore davanti allo schermo del computer portatile.
Negli ultimi mesi ho cominciato a capire il meccanismo.
Lentamente, dovendo lottare contro l’incapacità di comprendere perché un ragazzino sveglio e curioso come lui dovesse preferire guardare qualcuno (che non conosce) fare cose che lui sa già fare.
Inspiegabile.
Mi riferisco in particolare al settore videogiochi.
Potevo accettare l’attrazione esercitata dall’adrenalina del gioco in sé, dal coinvolgimento in prima persona, ma la passività di questa assurda, inconcepibile venerazione per chi si filma mentre compie le stesse “gesta”… No.
Sarò strana io.
Non volendo rinunciare a subire lo stesso fascino, o perlomeno a giustificarlo, sono stata un po’ al fianco di mio fratello, ripetutamente, sempre più sconvolta.
Perdonerei le espressioni vuote e la parlantina omologata, le insopportabili battutine e il gergo incomprensibile, se solo i contenuti fossero tollerabili.
Ma mi sembrano immagini standardizzate di ragazzi (e non solo), svuotate, appiattite, e poi patinate dal successo.
Che guadagnino pure, ma sicuramente non guadagneranno me tra i loro accaniti seguaci. Non riesco a farmi incantare. Sarà che mi hanno portato via la compagnia di mio fratello. E’ solo rancore.

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