Altro episodio di bullismo a Pavia: una quattordicenne picchiata fuori dalla scuola da tre studentesse poco più grandi di lei. Il motivo? Quest’ultime sostenevano che la ragazza avesse passeggiato lungo gli itinerari da loro considerati “territorio di caccia” ai ragazzi. Un motivo sciocco, banale, insignificante che ha portato però ancora una volta alla realizzazione di uno spettacolo orribile.

Nelle scuole, per le strade e in ogni altro luogo comune, il bullismo continua a regnare sovrano. Sono innumerevoli le vicende accadute e che continuano ad accadere riguardanti questo fenomeno. Sempre piu’ bambini, sempre piu’ adolescenti si alzano dal letto, la mattina, con un’emozione diversa da quella che un dodicenne o un diciassettenne dovrebbe provare a quest’età; si svegliano con la paura, con attacchi d’ansia, con il terrore, il senso di vuoto e con le lacrime agli occhi. Cercano in tutti i modi di nascondere quel loro stato d’animo alle persone che li osservano da fuori. Si chiudono in loro stessi, non hanno il coraggio di parlare con nessuno, si sentono inadeguati in qualsiasi posto o per qualsiasi situazione, si sentono il nulla. Questa è solo una piccola parte di ciò che provoca l’attacco di un bullo a un ragazzo più piccolo di lui, o a qualcuno che appare più sensibile o calmo, a chi ha una bassa autostima di se stesso o semplicemente a chi è più esile fisicamente tra i coetanei.

Gli episodi di bullismo, se non vengono bloccati sul nascere, possono provocare ferite molto profonde alle vittime, da un punto di vista psicologico, comportamentale e fisico. Queste ferite poi saranno difficili da rimarginare anche dopo molto tempo e lasceranno cicatrici indelebili. Basta bullismo! Le vittime devono trovare il coraggio, la forza, la determinazione per uscire da una situazione che potrà loro rovinare la vita. E’ difficile, si è insicuri, si prova vergogna, si ha paura delle ritorsioni da parte del bullo, ci si sente smarriti e si vuole rimanere nel buio per evitare di essere giudicati magari come quello o quella che fa la spia. E’ complicato per la vittima, ma deve farlo. Deve parlarne con qualcuno, chiunque esso sia, con un qualsiasi membro della famiglia, con un professore, un bidello, un amico, un conoscente, chiunque davvero. L’importante è che esponga il problema, che si liberi di un peso troppo grande per una persona sola, che chieda aiuto e che denunci. Soltanto cosi potrà avere tregua, potrà piano piano venir fuori da una situazione di totale sofferenza e rivedere una luce in fondo al tunnel, la luce della libertà. Ci vorrà tempo, si avrà tante volte la voglia di non continuare più a lottare con tutto quello che si ha dentro, tutti i pensieri, tutte le incertezze su se stessi, ma poi arriverà il momento in cui si potrà urlare di avercela fatta.

La vittima deve sempre reagire quindi e dimostrare al bullo che in realtà l’unico insicuro è lui, lui che per cercare di attirare l’attenzione su di sé utilizza metodi assurdi, come picchiare e insultare, sentendosi il capo del mondo. Purtroppo sono diverse le motivazioni che portano i ragazzi a diventare dei bulli e nella maggior parte dei casi questi loro comportamenti derivano da ciò che accade o è accaduto all’interno delle loro famiglie. In ogni caso la vittima denunciando, oltre ad aiutare sé stessa può aiutare anche il bullo aprendogli la strada verso il cambiamento. Parlare è la miglior cosa in ogni caso quindi. La guerra contro il bullissimo si può vincere, basta munirsi di coraggio e volontà di vivere.

Recchi Francesca 4°A

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