Non è facile dire “no” agli atti di bullismo, tuttavia tutti dovremmo avere il coraggio di farlo, denunciando le persone che ci fanno del male, per poterci riappropriare della nostra dignità di persone umane. Ammiro molto la ragazza, di cui tutti i giornali ultimamente parlano, che ha avuto il coraggio di confidarsi con i suoi genitori e di denunciare le coetanee che l’avevano aggredita, scrivendo perfino una lettera al “Corriere della sera”. Questo è un esempio che tutti dovremmo seguire, e non fare come tanti ragazzi, che invece di agire subiscono in silenzio. Il bullismo, comunque si consideri, è una forma di comportamento violento, che danneggia la vittima non solo fisicamente con calci, pugni, spintoni o molestie sessuali, ma anche psicologicamente perché diventa oggetto di pettegolezzi e calunnie.

Se tutti coloro che subiscono atti di bullismo non hanno la forza di reagire, di prendere in mano la situazione denunciando i loro aguzzini, saranno costretti a fare le vittime a vita?

Forse sì, nella misura in cui non hanno la fortuna di avere accanto delle persone (genitori, amici, parenti) che si accorgono della loro sofferenza e li inducono a reagire. Certamente per denunciare un bullo ci vuole un grandissimo atto di coraggio, anche perché generalmente esso non agisce da solo, ma si sente più forte e più sicuro se agisce in compagnia. Talvolta, però, i compagni fungono da semplici spettatori passivi, nel senso che sanno di eventuali atti di bullismo, ma nella maggior parte dei casi non fanno nulla per aiutare la vittima e far preoccupare l’aggressore; essi restano solo a guardare, aspettando che il bullo non si stufi. Proprio a queste persone, che a mio avviso sono codarde, dico di non stare a guardare inermi, ma di darsi una mossa, senza farsi fermare dalla paura aiutando la vittima a dire “no” al bullismo e alle violenze di ogni sorta.

Ma se i primi a non aiutare sono le persone che ci stanno accanto, come si potrà mai risolvere il problema?

Io un’idea l’avrei.  Visto che il problema del bullismo si verifica per lo più a scuola, dico agli insegnanti di stare molto attenti,  osservare costantemente gli alunni per capire se qualcuno di loro mostri dei problemi a relazionarsi con il resto della classe. Per quanto riguarda invece i genitori della vittima, non capisco come non riescano a rendersi conto del cambiamento di carattere, o della presenza di qualche livido provocato dal bullo, credendo invece alle bugie dette dal figlio. Dico a loro pure di stare allerta, per evitare che le violenze possano protrarsi nel tempo. Se veramente un ragazzo vuole dimostrare di essere maturo e coraggioso, deve lottare contro ogni forma di bullismo, perché la grandezza non si dimostra prendendosela con i più piccoli e indifesi.  Poi se il problema è il bisogno di sfogarsi con qualcuno, che lo faccia con un suo coetaneo, qualcuno della sua stessa età e dimensione, visto che i bulli sono per lo più dei ragazzi alti e robusti.

Consiglio vivamente a tutte le vittime di dire no al bullismo, di reagire al più presto possibile, perché altrimenti le conseguenze possono essere gravi o permanenti, tanto da indurle anche al suicidio. Ogni anno, infatti, 15-25 giovani tentano di uccidersi perché non sopportano di essere maltrattati. Diamoci da fare, allora, iniziando prima di tutto a fermare tali violenze denunciando i bulli che infastidiscono i nostri compagni. Alle vittime, invece, consiglio vivamente di reagire, farsi coraggio e con l’appoggio dei genitori, denunciare i loro aguzzini.

Cerchiamo quindi, di evitare che ancora oggi si senta parlare di bullismo, così che ognuno di noi possa vivere una vita normale.

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