Un’organizzazione terroristica attiva in Siria, Iraq, ma anche in Libia, Egitto, Nigeria e Afghanistan e guidata da uno stile di pensiero assoluto ed estremista, che ha l’obiettivo di distruggere la mentalità occidentale, di convertire, con la forza, gli “infedeli” (anche musulmani), di cancellare la libertà dei popoli socialmente e tecnologicamente più evoluti. Uno stile di pensiero assoluto ed estremista: quello della violenza, quello della guerra, quello dell’Isis.
I membri dell’Isis considerano la guerra come l’unica possibilità di annientamento delle culture “nemiche”, che vogliono combattere forse per invidia o forse per vendetta.
Sì, per invidia. Alla maggior parte di noi il cibo non manca, l’acqua nemmeno e le condizioni dell’area geo-politica in cui viviamo sono perlopiù dignitose. A differenza della gente comune che vive nei paesi da cui i miliziani provengono, noi siamo fortunati, in tutto.
Sì, per vendetta. L’occidente, da sempre, lucra sulle debolezze economiche e sociali degli uomini, delle donne e dei bimbi che popolano le terre roccaforti della nuova e più pericolosa alQaeda, approfittando delle ricchezze dei loro paesi e delle fragilità politiche di questi stessi paesi. Le grandi potenze mondiali, in questi ultimi anni, si sono fortificate sempre di più speculando sui disagi del sud del mondo. Basti pensare all’ atteggiamento del governo degli Stati Uniti con la Siria di Assad: l’America ha finanziato le milizie locali (in Siria) per combattere l’Iran e il presidente siriano e fare così i propri interessi, contribuendo ad originare, anche se involontariamente, il mostro che conosciamo oggi.
I militanti dell’Isis si dichiarano islamici, ma non lo sono. Ci fanno credere che sia il loro Dio a pretendere di lottare, uniti, per la Jihad, ma nessun Dio chiederebbe ai suoi fedeli di uccidere, di distruggere sogni, di eliminare i simboli della spensierata giovinezza e di diffondere il terrore. Lo dimostra il Corano, libro sacro degli islamici, che se interpretato con criterio e moderazione esprime amore da condividere e di certo non odio e morte.
Loro lo sanno. Sanno che non è Allah a chiederglielo. Sanno che Allah è solo una giustificazione. Loro vogliono solo potere e soldi. La Jihad non è una guerra santa, ma una guerra e basta, e come tutte le guerre, dietro ad essa ci sono importanti interessi economici e politici.
Dopo aver riflettuto sul perché i fondamentalisti islamici compiono questi gesti disumani resta da capire chi li ha messi in condizioni di compierli.
Siamo noi. Ma, noi chi siamo? L’occidente: gli Stati Uniti d’America (nonostante gli errori politici che hanno portato alla strage dell’ 11 settembre 2001), che pur di cacciare Bashar al- Assad, attuale presidente siriano, hanno finanziato e rifornito con armi chiunque fosse in grado di combatterlo, cioè le persone che oggi temiamo tanto e che indichiamo con la sigla che è sulla bocca di tutti e che mi riprometto di non nominare più in questo articolo (dopo capirete il perché); gli alleati USA nel Golfo: Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar, che tengono il piede in due staffe, da una parte, infatti, intraprendono rapporti economici e commerciali con gli Stati Uniti e dall’altra finanziano voi sapete chi; l’Europa, che finanzia la Turchia, che a sua volta acquista il petrolio proveniente dai giacimenti e dalle raffinerie siriane in mano ai terroristi. L’Italia non è da meno: il nostro paese (senza saperlo) ha armato e addestrato Isis, pensando di aiutare il governo siriano. (fonte: Report).
Per troppo tempo l’Europa ha fatto finta di niente, pensando che chiudere gli occhi fosse la scelta più comoda. Ora sta pagando per la decisione che ha preso. Con quest’espressione non intendo minimamente giustificare le atrocità messe in atto dalle truppe del califfato, ma semplicemente esprimere la mia disapprovazione verso una politica estera praticamente nulla e da troppo tempo sottovalutata.
Insomma, il gruppo terroristico guidato da Abu Bakr al-Baghdadi ha molti “amici” sia in oriente che in occidente, altrimenti non si spiegherebbe come mai ha deciso di non attaccare le truppe di Assad, preferendo annientare i curdi, in modo da favorire il governo turco.
Tanti interrogativi, tante insicurezze, solo una cosa è certa: abbiamo paura. Gli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, il cuore d’Europa, ci hanno spaventato, tanto, ma non possiamo, non dobbiamo arrenderci. La libertà è un dono troppo prezioso per consegnarlo nelle mani di chi ce lo vuole togliere. I nostri predecessori sono morti per la libertà e noi oggi ne godiamo gratuitamente, non buttiamola via.
E poi, basta parlare di voi sapete chi come se fosse realmente un’autorità, come se potesse realmente influenzare le nostre decisioni, la nostra vita. Continuando a nominarlo non facciamo altro che fomentare il terrore, annichilendo la speranza.

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