L’Isis: è da qualche anno che questo gruppo di terroristi islamici si sta diffondendo sempre più in occidente e ora, dopo la strage avvenuta il 13 novembre e quella dello scorso anno di Charlie Ebdo, si stanno mobilitando gli eserciti di tutto il mondo per combattere con le armi questo nemico. Si sentono nominare patti di guerra tra i vari stati, piani per bombardare la Siria e incontri tra i governi occidentali nel corso dei quali si vedono avanzare proposte di bombardamenti continui sui territori nemici. Il problema, però, è che l’Isis non è uno stato da combattere, ma è un gruppo di estremisti islamici sparsi anche in tutto l’occidente. Quindi, per quanto si possano bombardare i loro campi di addestramento, essi rimarranno sempre perché ce li abbiamo “all’interno” e il tutto servirà solo a farli innervosire. La via giusta, dunque, non è combatterli con le armi, ma togliere i rifornimenti ai paesi dove l’Isis è più presente quali Iran, Siria e alcuni paesi dell’Africa. Ovviamente, facendo questo, non si sconfiggerebbe di certo l’Isis, dato che è molto presente nelle zone di giacimenti petroliferi, dai quali ricava molti soldi, ma gli si infliggerebbe un duro colpo, che sicuramente lo indebolirebbe.

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