L’attacco di qualche giorno fa in Francia è stato solo l’ultimo dei diversi attentati avvenuti in Occidente. Non il solo però nel mondo. Un paio di giorni fa è stato infatti assaltato un hotel a Mali, in Africa. Non avvengono attacchi solo “a casa nostra”, ma anche in molte altre nazioni. Una domanda può sorgere spontanea: come fa L’I.S.I.S. a sostenere le ingenti spese per organizzare gli attentati?
Hanno svariate e articolate fonti di guadagno. Il maggior profitto viene ricavato dallo “sfruttamento” del territorio; con questo si intende che hanno il controllo di numerose banche, dal momento che l’I.S.I.S si impone come un’autorità statale, e di tutti i pozzi petroliferi, vendendo il petrolio in tutto il mondo, anche se sembra che gli incassi da questo punto di vista stiano diminuendo poiché non hanno delle competenze gestionali adeguate. Parlando sempre del territorio, oltre ad aver imposto tasse e svariate regole agli agricoltori locali, hanno creato un vero e proprio mercato nero riguardante i reperti archeologici ed è per questo che hanno distrutto tanti siti importanti come Palmira. Molti soldi, anche se di meno in confronto a quelli derivanti dal petrolio, arrivano dal traffico di esseri umani, attraverso il quale, molto spesso, chiedono dei riscatti. L’ultima fonte utilizzata dagli jihadisti sono le donazioni che arrivano da grandi finanziatori o dai cosiddetti foreign fighters, che per alimentare le casse del sedicente Stato Islamico, chiedono protezione. Dall’Occidente non arrivano veri e propri finanziamenti. Si tratta di più di un aiuto indiretto; per esempio comprando il petrolio o pagando i riscatti richiesti. Tutte azioni che non si possono evitare poiché ci sono troppi interessi economici e i Paesi europei e l’America non sono disposti a rinunciarci.
Per fermare l’I.S.I.S si potrebbe pensare di attuare una strategia improntata sull’allontanamento dello Stato dalle fonti di guadagno. Ma è davvero così semplice? In ballo ci sono interessi non da poco.

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