L’Isis col trascorrere degli anni ha acquistato sempre maggiore potere rispetto a quanto ne aveva ai tempi della sua fondazione, e per garantire tale ascesa sono ovviamente stati necessari ingenti finanziamenti. Secondo fonti attendibili Putin ha affermato che si tratterebbe di quaranta stati, inclusi alcuni membri del G20, tutti coinvolti in donazioni private e complicità nel traffico illegale di petrolio. Tra questi sono stati nominati gli Emirati Arabi, il Qatar e la Turchia, accusati di finanziare gruppi sunniti in Iraq e Siria, consentendogli così di acquistare armi e pagare stipendi. Gli stessi armamenti, poi, sono venduti allo Stato Islamico dall’Europa ed indirettamente dagli Stati Uniti. Questi ultimi infatti fornendo milizie, successivamente acquisite dagli jihadisti, ai ribelli siriani ed iracheni per stabilizzare i governi, hanno contribuito all’ascesa dell’Isis. Tuttavia la stessa associazione del Da’ish ha favorito il suo arricchimento grazie alla conquista di determinati territori. Ad esempio nell’occupazione di Mosul avvenuta nell’agosto del 2014 prelevò circa 500 milioni di dollari. Un’altra fonte di guadagno sono i pagamenti dei riscatti per la liberazione di ostaggi, che permettono di ottenere spesso ingenti somme di denaro. Ancora poi decisamente fruttuosa a livello economico, è la vendita di petrolio estratto dai giacimenti appartenenti all’organizzazione stessa.

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1 Comment
  1. mikyreporter 4 anni ago

    L’oro dell’Isis

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