Ultimamente non si può sentire che parlare di una “guerra di religione” nata a causa del gruppo terroristico I.S.I.S dello stato islamico: essi infatti, come nella strage parigina, prima di uccidere le loro vittime, invocano il loro Dio, “Allah è grande”, gridano e poi sparano a raffica o si fanno saltare in aria in mezzo alla gente innocente che hanno scelto come agnelli da sacrificare. Diversi storici affermano che i terroristi di oggi, al contrario di quelli degli anni di piombo, non hanno un passato, non hanno un’idea di società futura, non amano nessuno se non coloro che la pensano come loro. Invece loro hanno un passato, l’impero Islamico; hanno un modello per il futuro, l’applicazione della sharia su tutti gli umani e amano, sopra ogni cosa terrena, il loro dio (o quello che credono che sia). Inoltre hanno anche un testo filosofico su cui basare tutte le loro scelte: il corano. Tuttavia bisogna anche riconoscere il vero musulmano dal falso: il vero musulmano in realtà non cerca la guerra, il terrorista invece vive solo il presente, vagheggia forse un aldilà, dove un Allah soddisfi i loro desideri, non è una persona libera, anzi, ha scelto liberamente di essere schiavo di chi li dirige, sotto un gruppo di comando, con scuole di preparazione alla disumanità, campi per il maneggio delle armi, ecc. … Aoggi i membri dell’Isis sono più di 30000 e alcune fonti sostengono che il loro numero raggiunga persino 50000, che di per sé non sono molti, ma il numero è aumentato vertiginosamente negli ultimi mesi. Ci troviamo dunque di fronte ad un piccolo esercito, anzi piccolissimo, ma molto mobile e difficilmente individuabile prima che agisca.
Naturalmente inoltre, per sostenere una guerra contro il mondo occidentale, questo piccolo esercito, deve avere risorse finanziarie presso che illimitate,ma la risposta alla domanda da dove queste provengano è ancora in parte. Infatti, una parte dei loro proventi proviene dai grandi magnati del petrolio alle loro spalle e grazie alla vendita di opere sul mercato nero, ma alcuni sostengono che in modo indiretto siano anche grandi stati di opere sul mercato nero quali gli Stati Uniti d’America e la Russia a dare loro sostegno economico. Secondo me, la soluzione, per annientare la cellula terroristica, non è certamente l’utilizzo delle armi (almeno per ora), ma convincere tutto il mondo arabo a ribellarsi e a far fronte comune contro l’Isis.

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