Sono passati 10 giorni dagli attacchi di Parigi del 13 Novembre scorso. Mi rendo conto ora del potere di suggestione delle immagini e delle urla di terrore, pervenuteci tramite registrazioni fortuite. Shock e sgomento, li fissi nella mente e il tuo corpo si immedesima in quei momenti di terrore, quando la morte la si vede da vivi. Con il passare dei giorni un senso di tesa angoscia permane e grava sullo stomaco. La mente si affolla di domande e pensieri, che corrono così veloci che neanche ci si rende lucidamente conto.
Accanto al senso d’angoscia, questi giorni li ho vissuti con un insolito senso di euforia verso le cose quotidiane, anche camminare con lo zaino in spalla e il vento freddo sulla faccia ha avuto un gusto particolare. Ha amato la vita in ogni istante. La libertà ne è il sale.
Delle vite spazzate di tanti giovani, donne, mamme e lavoratori, a noi rimane la memoria delle loro storie, se non belle perché speciali, belle perché uniche. Nei volti sorridenti di chi ci ha lasciati la forza di andare avanti e l’attaccamento alla vita, cosa grande e preziosa.
Mi hanno colpito oggi le parole del padre della ricercatrice italiana Valeria Solesin, volontaria di Emergency, che ha perso la vita nell’attacco al Bataclan; ha dichiarato: “ Valeria era sempre in cerca di migliorare se stessa e la realtà intorno a lei, questo era il tratto più caratteristico in lei”. Per Valeria, su volere della famiglia, si terranno funerali CIVILI, e non laici.
Il 13 Novembre 2015 passerà alla storia come il giorno degli Attacchi di Parigi. Ad ogni ricorrenza annua le vittime di Parigi verranno commemorate dal cordoglio dell’Europa intera. Tuttavia l’insegnamento che ne deriva dall’orrore da uno scenario di morte tanto disumano e brutale rimarrà incolto dalla maggior parte, forse. Di fatto non è difficile presupporre che i 150 studenti trucidati in Kenya, dal gruppo terrorista Al Shabaab verranno compianti dall’Occidente nei prossimi anni.
A volte nemmeno l’evidenza lapidaria delle immagini è sufficiente a farci dare un peso equo ed universale alle VITA UMANA e mi vergogno di dover riconoscere che un sentimento sincero d’empatia subentra solamente quando ci si sente minacciati in prima persona. È pur normale che sia così; l’Europa non era mai stata affetta prima da un attacco terroristico di queste dimensioni e di simile portata simbolica da parte di un’organizzazione terroristica così potente ed organizzata qual è l’ISIS.
Si sono dette tante verità più o meno note sui fatti di quel venerdì così come sulle congiunture geopolitiche ad esso connesse. Negli Attentati di Parigi è possibile leggerci una sorta di compiuta globalizzazione della strage. Nei molteplici intenti dell’Isis, oltre al boicottaggio della civiltà occidentale, suppongo ci sia stata la volontà di rivalsa verso l’Occidente per un Medio Oriente insanguinato da decenni dalle bombe NATO e spesso in conflitto per commistioni esterne delle Grandi Potenze (USA, Russia, Francia e Gran Bretagna) che tentano di sedare l’area nel tentativo di tutelare i propri interessi economici e diplomatici.
Gli interessi economici. Il movente, la causa di errori del passato (anche recente). L’ISIS è un prodotto dell’Occidente, un mostro che si è ribellato al creatore e usa le sue armi contro di lui. Un esercito di 25.000 uomini ed in crescente aumento, che si nutre anche di cittadini europei, degli emarginati delle Banlieue parigine. Ci siamo anche noi società civile tra i mandanti inconsapevoli degli Attentati di Parigi?! È questo il prezzo dell’ egoismo di un Europa divisa e priva di coesione strategica? O forse è la storia che è tornata a bussare alle porte della nostra indifferenza…

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