Lo Stato islamico di Iraq e Siria, tristemente conosciuto con il termine ISIS, è un’organizzazione terroristica islamista, che negli ultimi anni ha fortemente incrementato il suo potere politico, economico e militare fino a giungere a compiere attentati in paesi Europei, come la Francia, impreparati e fortemente danneggiati dai recenti attacchi. Charlie Hebdo e gli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre rappresentano un terrificante esempio di ciò che la frangia estremista dell’Islam attua senza pietà.
In medio Oriente l’ISIS ha già assoggettato vari paesi, ponendo basi solide della sua organizzazione in Siria, attualmente martoriata dai bombardamenti francesi, la cui vendetta in campo nemico sembra non aver tardato. L’obiettivo del califfato è quello di voler creare uno stato unitario, sottoposto agli insegnamenti dell’islam, e per attuare ciò la campagna di opposizione verso l’Occidente, strumentalizzato e lontano dai principi del Corano, è iniziata.
Giustificare una tragedia, al di là dei colpevoli è prettamente impossibile. L’ISIS, evidentemente, non è Islam ed identificare un musulmano nelle barbarie degli ultimi giorni è ingiusto e superficiale.
L’impeto che fomenta la violenza non accenna a volersi fermare e una risposta in campo militare sembra essere l’unica soluzione plausibile, che sta però coinvolgendo anche vittime innocenti. L’indifferenza sarebbe ovviamente improponibile come mezzo di risposta, ed è proprio per questo motivo che un impegno in campo sociale potrebbe risultare la giusta chiave, la strategia esatta attraverso cui sensibilizzare e cercare di sconfiggere il dilagare di tanta follia.
#NotInMyName, celebre hashtag largamente utilizzato negli ultimi giorni, simboleggia il rifiuto di appartenenza da parte dei musulmani verso le frange estremiste, in particolar modo l’ISIS. Far leva su coloro che professano la stessa religione di cui si fanno vanto i terroristi e attraverso cui giustificano gli attentati, può giocare a nostro favore. E’ inoltre necessaria una forte alleanza, sia a livello europeo, che mondiale, che superi ogni ostilità, per evitare errori e carneficine già verificatesi in passato; basti pensare alla seconda guerra mondiale.
Dietro ai motivi religiosi sono quasi sicuramente insiti motivi politici, economici, che coinvolgono anche potenze mondiali del calibro di USA e Russia e che è necessario mettere da parte per dimostrare umanità e per non lasciare che gli innocenti che hanno dato la vita, senza aver commesso nessuna colpa, siano morti invano.
Attraverso mezzi tecnologici d’avanguardia l’ISIS sta già attuando una campagna propagandistica basata sul terrore, sulle minacce, preannunciando nuove disgrazie compiute in nome di Allah. Video ormai divenuti virali nel Web mostrano quale sia lo stile di vita di questa civiltà, quanto essa si stia sviluppando, e come sin da giovanissima età i suoi componenti vengano educati alla morte.
Morire per vivere e vivere per morire sono i principi che motivano le scelte di vita degli attentatori, che nascondono forse ragioni ben più alte e a loro sconosciute. Sensibilizzare è necessario, rispondere agli attacchi anche, ma bisogna evitare che il tutto si trasformi in discriminazione razziale e religiosa, altrimenti l’umanità farebbe un enorme passo indietro, permettendo ai vecchi errori di riemergere e al passato di ripetersi tristemente.
Membri dell’organizzazione sono sparsi in tutta Europa e non solo ed è quindi complicato identificare l’ISIS come una società organizzata omogeneamente. Maggiori controlli sono in atto e l’incremento del livello di allerta in paesi come Bruxelles è giunto a 4 (limite massimo). In alcuni paesi francesi si è addirittura giunti a riportare in vigore la regola del coprifuoco anch’essa a mio dire, simbolo di regressione, di paura di non preparazione al pericolo.
Il problema del terrorismo islamico, seppur inconcepibile ai giorni nostri, esiste. Contrastarlo è meno semplice di quanto sembri, poiché ogni azione porta con sé conseguenze, quindi la via più ovvia, quella del conflitto armato, potrebbe non giovare largamente all’Europa.

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Commenti
  1. federotulo 4 anni ago

    Hai ragione, soprattutto quando dici che non bisogna cadere da un eccesso all’altro e che non si deve fare di tutta l’erba un fascio, perch

  2. hamid123 4 anni ago

    Un bellissimo articolo, molto ricco di contenuti, in cui hai spiegato benissimo la differenza tra islam e Isis, la quale nessuno fa pi

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