Conoscete Emile Zola? E’ stato uno dei promotori del Naturalismo francese, movimento che poi scenderà in Italia con il nome di Verismo. “L’ammazzatoio” (L’Assommoir) è uno dei sui scritti più noti, perché espressione della miseria e della degradazione umana, vissuta da personaggi, che, persa ogni speranza, alla fine annegano nell’alcol, segnando la loro stessa fine. Zola esprime un’evoluzione a rovescio, che vede l’uomo come animale e la morale demolita dal fisico, incadaverito dal continuo bere.
Purtroppo l’ammazzatoio esiste ancora oggi e non si ferma alle pagine di un libro, portando il nome dello stato islamico, più comunemente noto come ISIS (Islamic State of Iraq and Syria). Bisogna dire che il groviglio di eventi che hanno coinvolto il Medio Oriente dalla Prima Guerra del Golfo fino a pochi giorni fa, occuperebbe troppo tempo per essere qui analizzato, infatti non ci si chiede neanche più se i membri dell’ISIS siano Sciiti o Sunniti, ma una cosa è certa: sono classificabili come assassini.
Questi tritacarne umani hanno intensificato le loro inumane azioni soprattutto dopo il duemila, filmando e pubblicando sulla rete uccisioni esplicite di ostaggi, in nome di Allah.
Francamente, penso- anzi, sono praticamente certa- che usare il nome di qualsiasi Dio per combattere una guerra, oltre a essere una bestemmia vera e propria, sia “mettere la pezza” su fini ben più concreti, di lucro. Fino a non molto tempo fa le azioni terroristiche incassavano ben dodici milioni al mese solo con le “entrate statali” e tutt’ora ne usufruiscono: Paesi come il Qatar, il Kuwait o la Turchia finanziano l’ISIS per un principio di “elemosina” (la Zaquat), sancita nel Corano; i soldi finiscono a una “charity” (dovrebbe essere una sorta di ONG di beneficenza), la quale poi li gira ad intermediari del califfato. Un’altra fonte di guadagno è il pizzo. Proprio così, il pizzo: dai dazi riscossi nelle frontiere occupate da uomini in nero ( si parla di cifre che si estendono dai 175 ai 700 euro) ai versamenti di parte dei guadagni mensili di funzionari pubblici e normali impiegati, musulmani e non.
Altra fonte di guadagno è il commercio in nero di reperti rinvenuti in siti archeologici del Medio Oriente, rimasti illesi nonostante i frequenti bombardamenti, oltre che ben nove pozzi di petrolio, di cui si accredita la proprietà ai terroristi.
Attualmente i guadagni dello stato islamico toccano i miliardi e molti si chiedono come, perché, attraverso chi, questi folli siano riusciti a ottenere somme così ingenti.
Probabilmente noi, tutti noi, siamo all’oscuro di cose troppo grandi che riguardano l’Islamic State, ma, ragazzi, ad oggi ben quaranta Paesi finanziano la fabbrica della morte e buona parte delle armi che i tritacarne umani imbracciano in nome di Allah hanno origine sovietica. Inoltre, noi Occidentali, evidentemente siamo così stupidi da non aver capito che ogni singolo giorno firmiamo la nostra condanna a morte, acquistando quantità insaziabili di oro nero, permettendo così alle cellule terroristiche di duplicare, triplicare o quadruplicare le vittime che cadono sotto il loro mirino. Davvero abbiamo la vista così annebbiata dal petrolio, da non vedere i progressi che abbiamo fatto nel campo delle energie alternative in Europa? Abbiamo già messo da parte le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici?
“No ma ancora devono essere perfezionati.”
Benissimo, allora che si investano dei soldi sul campo della ricerca scientifica e che queste soluzioni alternative possano essere a disposizione del consumatore medio. In tal modo non saremmo più sanguisughe dell’Oriente e non dovremmo sottostare alle sue condizioni.
Prima di lasciarvi del tutto vorrei invitarvi a riflettere su una cosa: se è vero che la Francia e la Russia stanno intervenendo a suon di esplosioni per contrastare gli attacchi estremisti, perché le zone in cui sorgono i pozzi di petrolio sono rimaste completamente illese dai bombardamenti? Possiamo fidarci veramente della nostra cara Europa? Sulla carta si sono create due fazioni opposte: da una parte i terroristi, dall’altra noi occidentali, ma chi nega che possano esistere delle intese al livello economico?
A voi lettori la risposta.
Federica Maria Rotulo

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Commenti
  1. Author
    federotulo 4 anni ago

    Si si, si pu

  2. mikyreporter 4 anni ago

    Ciao Federica, mi

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