Nessuna guerra si combatte senza soldi. Tantomeno una guerra come questa, perché è di guerra che stiamo parlando. Asimmetrica, terroristica, che la si definisca come si vuole, ma sempre guerra rimane. L’Isis è uno stato ricco, estremamente ricco, specialmente tenendo conto delle sue dimensioni ridotte, uno stato che guadagna all’incirca tre milioni di dollari al giorno. Chiediamoci quale sia la fonte di questo incredibile fiume di denaro e vedremo che troveremo la risposta dov’è più scontato che sia. Cocaina. Petrolio. La provincia siriana di Deir Ezzor è la principale fonte di oro nero dell’Isis, che ne ricava fino a 40 barili al giorno. Oro bianco e oro nero. Ma anche riscatti, traffico di esseri umani, estorsioni, a cui si è aggiunta la macabra fonte di guadagno del traffico di organi. Il califfato vende petrolio perfino in Europa, come ha affermato l’ambasciatrice UE in Iraq. Questo, tradotto in parole povere, vuol dire che gli stati europei comprano il greggio dallo stato islamico, finanziandone di fatto le attività, e in maniera non certo irrilevante. Ovviamente gli europei non sono gli unici acquirenti del petrolio venduto dall’Is, ma il guadagno proveniente dalla vendita di greggio è pari a un milione e mezzo di dollari al giorno, la metà del totale. La droga rappresenta, oltre che una delle tante contraddizioni del califfato, un’altra delle sue fonti di sostentamento. Per il musulmano non soltanto l’uso di droga è peccato, ma anche la sua produzione e la coltivazione, in caso di sostanze di origine vegetale. È scritto nel Corano. In particolare, in una surah Dio dice: ”Alcool, droga e gioco d’azzardo, sono ”affari” di Satana.” Tuttavia, i miliziani jihadisti non solo fanno uso di droghe, in particolare di Captagon, che assumono prima di compiere gli atti per cui noi tutti li conosciamo, ma la vendono. Cocaina, anfetamine, fenitillina, qualsiasi sostanza stupefacente che possano immettere sul mercato e vendere. Anche il traffico di esseri umani, in particolare giovani donne, è parte integrante del business dell’Is. Una funzionaria dell’ONU ha confermato una voce che girava già da tempo che riguarda un listino dei prezzi per le donne rapite dai miliziani, secondo il quale una donna può costare dai 35 ai 150 euro circa, oppure viene restituita alla famiglia dietro un cospicuo riscatto. Denaro sporco di sangue, che alimenta altro sangue. Un circolo vizioso che toccherebbe a noi interrompere, perché in fondo l’Isis è finanziato con i soldi di noi occidentali. Interromperlo, ma non tanto con una tragica escalation di violenza, piuttosto cercando di chiudere uno ad uno, per quanto possibile, i rubinetti di denaro del califfato, nella speranza di debellare questo cancro che, citando le parole di ieri dell’imam di Firenze Izzedin Elzir, sta affliggendo il mondo intero, musulmani e occidentali.

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  1. hamid123 5 anni ago

    Mi

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