Il 29 giugno 2014 lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis) ha proclamato il nuovo califfato,il cui leader è al-Baghdadi e ormai ha già occupato la Siria orientale e l’Iraq settentrionale.
Lo Stato Islamico è composto da jihadisti,cioè coloro che attuano il jihad,che letteralmente significa “sforzo”. Questo termine non ha una connotazione negativa,infatti può essere sì intesa come guerra santa contro gli infedeli,ma anzitutto riguarda il conflitto interiore che ogni essere umano ha tra bene e male.
Il Corano stabilisce però delle regole con le quali la guerra contro gli infedeli deve essere combattuta:si devono risparmiare donne,bambini e anziani e non ci si deve appropriare di beni altrui per una ricchezza personale. Ciò non è rispettato dallo Stato Islamico,che uccide indistintamente uomini,donne e persino bambini.
Vediamo quindi come i jihadisti hanno una visione distorta di jihad,e nonostante predichino l’Islam e il Corano,quando conviene loro si distaccano dal testo sacro.
Si stima che i combattenti che sostengono lo Stato Islamico siano 30 mila e i numeri possono aumentare grazie all’abnorme disposizione di denaro che i jihadisti hanno.
Un aspetto allarmante di questo fenomeno è che i combattenti provengono anche da paesi occidentali,e sono chiamati “foreign fighters”:più di tutti sono i francesi a partire per combattere nelle file jihadiste, seconda l’Inghilterra,seguita da Germania,Olanda e Belgio. Si tratta nella maggior parte dei casi di persone originarie di paesi africani o del Medio Oriente.
Nonostante molti mezzi di informazione se ne dimentichino,le vittime della cieca crudeltà dei jihadisti non sono solo in Europa,ma delle circa 12 mila totali,oltre 9 mila sono rimaste uccise in Iraq e circa 1.800 in Siria,cioè in paesi musulmani.
Ciò prova che la guerra portata avanti dallo Stato Islamico non è contro gli infedeli,ma contro qualunque persona che ostacoli la loro avanzata.
I jihadisti inoltre hanno creato un vero e proprio stato ed è la più ricca organizzazione terroristica di sempre,con un patrimonio di oltre 2 miliardi di dollari. L’economia dello Stato Islamico è caratterizzata da tre fattori principali:le rapine,le tasse e il contrabbando.
Innanzitutto una fonte di guadagno sono i riscatti degli ostaggi e le rapine che i miliziani mettono in atto quando conquistano un nuovo territorio. Basti pensare che occupando la città irachena di Mosul e saccheggiando la Banca Centrale,hanno rubato 429 milioni di dollari. La seconda fonte di guadagno è la pesante tassazione imposta sugli otto milioni di persone che abitano i paesi sottomessi. Lo Stato Islamico difatti trae profitto dalle imposte sulle retribuzioni e sulle ricchezze della gente sottomessa.
Ma la fonte più proficua e redditizia che è alla base dell’economia dell’Isis sono i traffici illegali,in particolare del petrolio.
I jihadisti controllano zone strategiche,particolarmente ricche di oro nero;il greggio estratto viene venduto a commercianti,che dopo averlo trasformato in benzina e diesel lo distribuiscono allo Stato Islamico e alle comunità locali. Il petrolio non è il solo protagonista dei traffici illegali dei jihadisti,ma oggetto di contrabbando sono anche le sigarette (contro le quali i jihadisti affermano di opporsi fermamente) e piccoli reperti archeologici che possono valere anche decine di migliaia di dollari.
Si può concludere perciò che l’economia jihadista è altamente autosufficiente,basata principalmente sul petrolio. Allo stesso tempo però è fragile dato che il petrolio non è una risorsa rinnovabile e quindi è destinato ad esaurirsi ed inoltre gli impianti di petrolio hanno bisogno di una precisa e costante manutenzione,ma l’Isis non dispone di tecnici esperti.
Se crediamo però che un punto debole dello Stato Islamico sia proprio la fragilità della sua economia ci sbagliamo. Perché si sospetta che una grande parte degli introiti che entrano nelle sue casse proviene dai finanziamenti che arrivano da alcuni paesi del Golfo,in particolare Arabia Saudita,Qatar e Kuwait.
I jihadisti spingono i musulmani a finanziarli,appellandosi ad uno dei precetti fondamentali dell’Islam,ovvero l’elemosina. Questi finanziamenti sono possibili grazie all’assenza o alla non trasparenza delle leggi sull’antiriciclaggio e sulla possibilità di trasferimenti di denaro senza che esso sia tracciabile. Per portare a termine questi finanziamenti si ricorre anche all’Hawala: attraverso un intermediario si trasferisce una somma di denaro in modo anonimo.
Vediamo quindi come l’Isis abbia costruito un vero e proprio stato. Ed è allarmante,perché sempre più combattenti si uniscono all’ ingiusta e crudele causa dei jihadisti e di conseguenza questo fenomeno si ingrandirà sempre più,mietendo sempre più vittime.
Preoccupante è anche il fatto che le autorità politiche da un lato non riconoscono che ormai si è in guerra e quindi sottovalutano e minimizzano la situazione,dall’altro invece c’è chi,pur riconoscendo che stiamo combattendo una guerra,non è in grado di sostenerla e reagire nel modo corretto.
Ciò porterà ad una situazione peggiore dal quale sarà difficile uscire?

Debora Ciminari

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