In questi giorni siamo stati letteralmente inondati dalle innumerevoli notizie riguardanti gli attentati di Parigi. Difficile trovare un’ emittente che, anche a distanza di giorni, non mandi in onda qualche servizio inerente all’accaduto. Testimonianze, immagini e approfondimenti su quanto è accaduto nella sera del 13 novembre, ma è proprio questa sregolata condivisone del dettaglio che ci tiene in superficie e ci impedisce di entrare nel cuore e nei perché della vicenda. E’ infatti volontà di chi diffonde tali notizie riempirci subito di risposte e trattenendo le menti sul fatto in sè.
Cosa ha scaturito questo massacro, cosa è stato a spingere questo famigerato gruppo terroristico?
Innanzitutto è bene demolire ogni facciata, cominciando con l’analizzare quella che è la natura di Isis. Non sono infatti motivazioni di carattere religioso a spingere queste persone, sebbene essi stessi si nascondano dietro questo pretesto della guerra di religione. Questo estremismo è infatti condannato dagli stessi islamici. Proprio nella rivendicazione di tale attentato hanno parlato di “crociati” riferendosi ai Francesi colpiti, hanno chiamato in causa il Corano, Allah e la sua vendetta, come se questi terroristi, eletti dal divino, fossero stati incaricati di portare distruzione per suo volere. Già da quei crociati appena citati abbiamo imparato a vedere che la guerra di religione è soltanto una maschera, seppure una bella maschera, utile ad attirare uomini tanto folli da accogliere questo estremismo ciecamente e farsi vittime sacrificali di interessi ben più profondi e nascosti. La verità in quelle parole di rivendicazione sta nella vendetta, proprio nella reazione disperata sebbene ingiustificabile di una realtà che dispensa morte svendo ricevuto la stessa moneta. Ciò di cui si ha bisogno per raggiungere la pace è la verità e il rispetto per tutti i popoli.
Rendere noto non solo quanto subiamo, ma dichiarando quali sono le nostre intenzioni, senza ingannare con bugie di guerre per la pace.

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