L’isis e’ un’organizzazione terroristica islamista che nel giugno 2014 ha proclamato la nascita di un Califfato nei territori conquistati, riconoscendosi come Stato Islamico. La capitale è la città di Raqqa, in Siria, occupata nel 2013 durante la guerra civile siriana. Da allora l’isis ha espanso rapidamente il proprio controllo in altri territori. Attualmente l’organizzazione rappresenta una grave minaccia per i paesi occidentali, perché si propone di imporre la propria visione politico-religiosa a tutto il mondo. Tale progetto viene definito dai membri di questo pseudo-stato jihad, termine che secondo la loro interpretazione coranica si potrebbe tradurre come guerra santa, anche se nella tradizione islamica assume in realtà un significato e un valore ben diversi e più ampi, in quanto definisce la lotta interiore spirituale per raggiungere la fede perfetta. In nome di questa personale interpretazione della jihad, l’isis sta dunque compiendo in tutto il mondo gravi atti di terrorismo, di cui l’ultimo è stato perpetrato in Francia nella città di Parigi, dove centotrenta persone hanno perso la vita. Ma quanto accaduto in Francia è stato solo l’ennesimo episodio di una lunga serie di drammatici attentati tra i quali ricordiamo quelli di Madrid nel 2004, in cui furono uccise 191 persone, di Londra, l’anno successivo, che ha causato 52 vittime, di Parigi nel 2012 e nel 2015 quando è stata attaccata la sede del giornale satirico Charlie Hebdo e, sempre nello stesso anno, in Danimarca. Tuttavia, dalla proclamazione dello Stato Islamico, i più colpiti sono i paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Ad esempio in Nigeria gli attacchi sono stati 13, per un totale di 250 morti e in Arabia Saudita 10. Insomma il fenomeno del terrorismo di matrice jihadista purtroppo assume oggi dimensioni a dir poco preoccupanti, se si considera che è addirittura responsabile in Europa di tre attentati su quattro. Nasce quindi l’esigenza inderogabile di combattere con decisione una minaccia divenuta ormai così pressante. Per fare ciò è opportuno conoscere a fondo questo nemico per capire e programmare le migliori strategie da attuare. Poiché la guerra è sempre una situazione difficile, pericolosa e molto costosa sia in termini economici che di sofferenze umane, sarebbe quanto più opportuno valutare la possibilità di percorrere sentieri alternativi al fine di perseguire l’obbiettivo di estirpare tale tremenda minaccia. Come durante un assedio è necessario impedire alla città assediata l’approvvigionamento di viveri, allo stesso modo sarebbe assolutamente indicato privare l’isis dei suoi mezzi di sostentamento. Risulta che le principali fonti economiche con cui l’isis si finanzia sono dovute al commercio di petrolio e del gas provenienti dai giacimenti situati nei territori passati sotto il proprio controllo, alla vendita di opere d’arte particolarmente rare ed antiche, all’agricoltura e alle vie di comunicazione, ma anche attraverso una tassazione capillare e i riscatti. Tuttavia il fenomeno più inquietante e torbido, sta nel fatto che molti di questi traffici economici vengono effettuati con le nazioni occidentali vittime del terrorismo jihadista o con nazioni loro amiche quali l’Arabia Saudita, la quale addirittura finanzia direttamente l’isis, attraverso privati e associazioni, con la complicità di altre nazioni per una cifra che si aggira intorno ai 40milioni di dollari. Tali stridenti contraddizioni suscitano preoccupazione e perplessità, perché è del tutto insensato pensare di combattere un nemico con il quale si pretende di mantenere qualsiasi tipo di relazione economica. Credo che se si vorrà combattere efficacemente una tale minaccia, sarà indispensabile eliminare del tutto in maniera chiara e trasparente tali inquietanti ambiguità. Disarmare l’isis tagliandole ogni forma di sostentamento lecita e illecita deve essere considerata una priorità assoluta perché è l’unico modo che possa ridurre i rischi legati ad eventuali alternative militari che si dovrebbero attuare su un terreno quanto mai infido e scivoloso, al punto tale da poter provocare esiti incerti.

Chiara Mochi

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2020 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account