Fulcro delle attenzioni di mass media, politici e cittadini, titolo in prima pagine della nostra quotidianità, il terrorismo ancora una volta prende parte alla storia e macchia di rosso il quadro in continua evoluzione che è la nostra attualità sotto le sembianze di una nuova organizzazione: l’ISIS.
Ma cosa sappiamo noi dell’ISIS? Acronimo di “Islamic State of Iraq and Siria”, è nato nell’aprile 2013 e agisce soprattutto in territori siriani ed iracheni con l’obbiettivo di riunificare Siria, Iraq, Giordania, Libano e territori limitrofi in un unico stato basato sul fondamentalismo islamico.
Con una presenza stimata di circa 200.000 persone (di cui 50.000 dislocati in territorio occidentale), è mediante una diffusione virale di “video dimostrativi” della loro disumana violenza ed attacchi mediaticamente ben organizzati che reclutano nuove milizie riscuotendo grande successo in tutti coloro che vedono nell’ISIS la soluzione dei loro problemi politici ed economici.
Tasse, estorsioni, vendite –lecite ed illecite- di petrolio (di cui sono ricchi i territori della Siria orientale) e in minor misura donazioni da imprenditori qatariani permettono al califfato il sostentamento e l’approvvigionamento continuo di materiale bellico prettamente americano e russo, il quale potrebbe fallacemente far supporre un coinvolgimento delle due potenze mondiali con il fine di una riduzione demografica mondiale.
Cosa succederà? E soprattutto, cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo? Un coinvolgimento a livello militare sembra ormai inevitabile e l’odio ed il terrore prende man mano il sopravvento facendoci associare ogni essere a noi estraneo un possibile terrorista, una minaccia da eliminare, portandoci ad un clima di tensione dove prevale l’individualismo. È proprio in questi momenti di difficoltà però che la popolazione ha bisogno di essere unita, di non aver paura e di aiutare coloro che ne hanno bisogno cercando di non vedere il conflitto militare come la principale soluzione del problema -in quanto è evidente come quelle zone abbiano bisogno di un aiuto soprattutto a livello politico ed economico- e vedere nell’altro non più una possibile minaccia in quanto di religione ed ideale diverso, ma come una persona come noi e con gli stessi nostri problemi, con cui condividiamo un nemico da affrontare insieme.

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