“Parigi sotto assedio”. Lo scioccante titolo dato da più e più giornalisti alla notte del 13 Novembre 2015 (definita in seguito anche l’“11 Settembre Europeo”), in cui la Ville Lumière ha subito, inerme, l’ennesimo atto efferato del movimento terroristico prima denominato ISIS, ora semplicemente IS: Islam State. L’Europa intera, in questa occasione, ha assistito all’empietà ed alla freddezza con cui i soldati islamici agiscono, non curandosi della propria vita. Per essi, il consolidamento di quel grande stato islamico tanto agognato giustifica qualsiasi mezzo, come anche la sottomissione religiosa all’Islam, o almeno così sembra. La realtà dei fatti, in verità, è che il mondo si trova di fronte un nemico spinto dal puro odio. Un guscio vuoto. Lo scopo di questi pseudo fautori di terrore, in realtà, è riuscire a portarsi quanta più gente possibile all’al di là adempiendo, sempre apparentemente, ad una giustizia divina, che, paradossalmente, come detto dal Papa, nessun Dio approverebbe mai. Sorge spontaneo chiedersi il perché di tali azioni, dunque, mancando solide basi ed obiettivi pre-stabiliti, e la risposta va ricercata negli attentatori stessi: si tratta, infatti, di ragazzi da poco maggiorenni (anche minorenni in alcuni casi, come a Parigi), cresciuti nell’odio e nel rancore verso l’Occidente, fautore, anni addietro, di gravi soprusi su suolo orientale, sulla Siria in particolare, dove non a caso sorge il Califfato, “Quartier Generale” dei terroristi. Essi si arruolano per vendicarsi, per far soffrire chi, da piccoli, hanno visto commettere soprusi ed infondere terrore nelle loro case, sulla loro terra. Sono bambini, giovani, anziani. Sono Siriani, Libici, ma anche Europei, affascinati e, forse, probabilmente, spaventati dall’ideologia dell’IS. Non si può combattere contro un nemico che non esiste, se non per propria colpa. Gli islamici le armi le hanno avute dall’Occidente, che non si è curato minimamente di come le usassero, di come si soffrisse al di là di quel muro eretto dai media intorno alle zone di guerra, trattate solo in qualche sporadico servizio per informare di determinati scontri e conquiste europee, e in cui vi sono ogni giorno attentati come quello di Parigi, di entità esponenzialmente maggiore. L’IS è nato dall’odio, e questo è un dato di fatto, ma si è nutrito ed è cresciuto con l’indifferenza degli Occidentali che hanno permesso che tutto questo avvenisse, accecati dalla ricchezze che quel territorio aveva da offrire (il petrolio, tanto per citare la maggiore), e che non si sono fatti scrupoli a sfruttare, noncuranti dei gravi problemi politici e sociali che dilagavano, sfociando in numerose guerre civili. Pian piano, tra la popolazione ha iniziato a serpeggiare un sentimento di rivalsa, di riappropriazione dei propri averi, che ha portato alla situazione attuale. Negli anni si sono avvicendati governanti, costituzioni, leggi, rivolte, che hanno avuto come unico sbocco la situazione attuale. Non ci si può chiudere, dunque, come ha ad esempio fatto la Francia, per evitare nuovi attacchi: il nemico è silenzioso, agile, sa quando, come e dove colpire, gli va riconosciuta un’organizzazione fuori dal comune. Tendere la mano ai rifugiati, agli sfollati deve essere, ora più di prima, il diktat dei paesi europei e non, che non devono sottomettersi a quel terrore voluto dall’ISIS terminando ogni aiuto, poiché ciò genererebbe solo altro odio, quello dei profughi, che magari potrebbero addirittura abbracciare la causa di coloro i quali sono stati il motivo del loro sfollamento.

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