8 gennaio 2015: assalto alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo, 12 morti.
13 novembre 2015: kamikaze e sparatorie nei luoghi della movida parigina, 128 morti.
Sono le date più significative dell’ “annus horribilis” che, purtroppo, non ha colpito solo la Francia, ma l’intera Europa e, soprattutto, il cuore della civiltà occidentale. Gli avvenimenti sopra citati dimostrano come la strategia dell’Isis stia cambiando di giorno in giorno. Il gruppo dei salafiti, gli estremisti islamici che hanno ricostruito l’antico califfato, non è più volto esclusivamente alla conquista e al controllo del territorio, ma ha allargato il fronte della sua guerra al mondo. L’autoproclamatosi Stato Islamico è deciso ad andare all’attacco dei “crociati” a casa loro e, senza una vera e propria Costituzione, senza dei confini stabiliti, ha intrapreso una guerra dettata esclusivamente dalla voglia di distruggere: cellule esplosive che, addestrate preventivamente alla disumanità, si muovono in piena autonomia e il cui unico scopo è quello di colpire coloro i quali non condividono il loro odio per gli altri (musulmani moderati compresi) senza in realtà proporsi alcuna direttiva politica, al di là della loro “interpretazione” delle Sacre Scritture. In seguito ad avvenimenti così dolorosi e tragici, come la morte di 100 giovani riuniti in un teatro durante un concerto, col solo scopo di divertirsi e passare una bella serata in compagnia, non è facile riflettere in modo lucido sulle cause di questa furia distruttiva, di questo odio incondizionato, tanto che, oltre alla paura e alla rabbia del momento, potrebbe guadagnare terreno la xenofobia e l’intolleranza religiosa. Sono molti coloro i quali considerano questo tipo di terrorismo una guerra religiosa, poiché i terroristi dell’Isis, prima di uccidere le loro vittime, invocano il loro Dio e al grido “Allah è grande” sparano a raffica o si fanno saltare in aria, e molti sono anche coloro i quali reagiscono a questi avvenimenti condannando l’Islam e tutti i musulmani, in quanto tali. Ciò che in realtà spaventa di più, però, è l’origine di questi combattenti: il califfato governato da Abu Bakr al-Baghdadi con capitale Raqqa, in Siria, conta un esercito ufficiale di 8000 uomini in Iraq, e qualche migliaio nei territori già conquistati, ma le stragi in Europa non sono state organizzate e portate a termine da questi soldati, bensì da piccole cellule radicate nel nostro continente. L’esercito di aspiranti jihadisti partiti dall’Europa, cosiddetti “foreign fighters”, per unirsi alle fila dell’Isis si sta dunque rivelando una temibilissima arma nelle mani dello Stato Islamico. Guidati, istruiti dalla centrale del terrore, si disperdono poi in modo capillare in tutto il mondo, complice il fatto di essere completamente integrati negli stati di provenienza poiché immigrati musulmani di seconda e terza generazione, possono condurre attacchi molto più mirati e dunque letali. Trovare la vera causa scatenante della follia distruttiva degli jihadisti sembra essere davvero un’impresa impossibile per noi occidentali, che guardiamo questi “nuovi barbari” dall’alto della cupola dei valori di uguaglianza, rispetto, tolleranza, fraternità e libertà, conquistati con il sangue dei nostri rivoluzionari. Tuttavia, basterebbe rispolverare qualche libro di storia per scoprire come, in realtà, queste tragedie siano già avvenute in passato e, oltretutto, per mano di noi occidentali: dalle crociate contro gli infedeli musulmani ai rastrellamenti e i campi di concentramento per gli ebrei. Non c’è da stupirsi, dunque, se proprio uno di quei terroristi si faceva chiamare “Hitler”: la nostra storia, quella degli occidentali, di quegli stessi occidentali che decidono di entrare in guerra e di combattere la violenza con la violenza, ha già dato prova di essere stata altrettanto sanguinaria, molto tempo prima della nascita di Abu Bakr al-Baghdadi. Al di là di ogni confessione religiosa, non conoscendo i veri motivi dell’odio islamico, religiosi e non, io personalmente credo che nessuno riuscirà a vedere la fine di questi massacri e distruzioni fino a quando si metterà la volontà di un Dio, davanti al bene di un fratello.

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1 Comment
  1. federotulo 5 anni ago

    Un bell’articolo, impostato in maniera lineare e scorrevolissima. Sei stato chiaro e preciso.
    Per

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