Il 13 novembre 2015, come molti di noi sanno, Parigi ha subito degli attacchi da parte dell’Isis, una associazione terroristica che già l’anno precedente aveva assaltato le sedi della testata giornalistica di Charlie Hebdo (sempre in Francia).
Naturalmente, dopo questi avvenimenti, i vertici francesi hanno deciso di reagire, non permettendo di farsi sopraffare da un simile attacco; forse, se tutti gli Stati potessero intervenire per bloccare questa minaccia, si potrebbe concludere tutto nel migliore dei modi, anche se ciò non è detto poiché si stima che siano circa 200000 i combattenti che fanno parte di questo califfato che non sta assediando solo la “vicina” Parigi, ma sta assediando, soprattutto, gli Stati mediorientali come Siria e Giordania.
Il patrimonio dell’Isis risulta di circa 2 miliardi di dollari, guadagnati per lo più grazie alle vendite di petrolio e benzina che sono all’ordine del giorno degli acquisti di Europa ed America, patrimonio con il quale è possibile combattere molte più persone di quanto si possa immaginare, basta dire che servono solo 375 dollari per fabbricare o creare bombe radiocomandate.
Le potenze mondiali, tra cui anche USA e Russia stanno cercando di trovare il modo per sconfiggere l’Isis, ma forse ancora non cisi è resi conto che a “dar loro le armi” sono gli stessi Stati occidentali che, pagando cifre elevatissime per benzina e petrolio, permettono ai terroristi di fornirsi di armi di qualsiasi tipo.

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