Nel gennaio scorso il terrorismo ha colpito il cuore della civiltà europea con il terribile attentato alla sede del giornale satirico “Charlie Hebdo” a Parigi. Qualche giorno fa la tragedia si è ripetuta, sempre a Parigi, e in proporzioni maggiori. In entrambi i casi il responsabile è il cosiddetto Stato Islamico, un’organizzazione militare di ispirazione religiosa, che ha scatenato una guerra santa (jihad) contro tutti quei Paesi considerati “infedeli”. In diverse aree del Medio Oriente, specie in Siria e in Iraq, si tratta di una guerra di tipo tradizionale, con l’impiego di migliaia e migliaia di soldati (anche bambini) ben addestrati e armati. Nelle altre aree del mondo, come in Europa, lo Stato Islamico ricorre ad attentati terroristici, tramite piccoli gruppi di uomini e donne pronti a uccidere senza pietà così come a suicidarsi. E’ evidente che tutte queste attività e questi mezzi richiedono ingenti quantità di denaro. Quindi, è lecito chiedersi da dove arrivino i soldi. Alcuni Paesi dell’area mediorientale, così come dei singoli petrolieri, potrebbero avere interesse a finanziarli, non tanto perché ne condividono gli obiettivi, quanto perché pensano di poter ottenere dei benefici di varia natura (economici, territoriali, etc). Ma chi fornisce le armi? I maggiori produttori e venditori di armi sono i Paesi occidentali, oltre alla Russia, cioè proprio quei Paesi che lo Stato Islamico ha colpito e vuole continuare a colpire. E’ il mostro che uccide il suo creatore o più banalmente si tratta di uomini senza scrupoli che pur di fare soldi vendono la vita dei loro fratelli?

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  1. hamid123 4 anni ago

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