Durante il recente G20 in Turchia, la questione dei finanziamenti in favore di temibili organizzazioni terroristiche si è arricchita di nuove informazioni, in particolare ha circolato un autorevole resoconto dei movimenti di denaro di cittadini ricchi degli stati arabi, secondo un elenco sorprendente: Qatar, Arabia Saudita, la stessa Turchia, cittadini di oltre quaranta paesi diversi risulta supportino l’Isis con donazioni in dollari.
Si ritiene che gli jihadisti si riforniscano tramite il mercato delle armi e si arricchiscano grazie anche ai traffici di droga, ma sappiamo ora che ci sono degli stati degli emirati arabi che appoggiano e simpatizzano con questi criminali. Se, come si sostiene, esistono mercati neri di qualsiasi tipo all’interno della Siria e dei territori in conflitto, è davvero difficile intervenire, perché ormai i contatti tra compratori e venditori sono saldi e difficili da rompere. È quasi certo che i terroristi le armi se le producano addirittura da soli, dato che nelle zone conquistate ci sono sicuramente fabbriche di armi e mezzi bellici. Su questo campo una delle possibilità di interferire nei rifornimenti all’Isis sarebbe cercare di convincere i vari emiri a tagliare le ingenti somme di denaro donate in forma anonima all’organizzazione jihadista . Questi dati confermano certo la pericolosità delle zone arabe, ma allo stesso tempo allarmano: quanti cittadini appartenenti a stati del G20, e quindi anche all’Europa, donano parte dei loro soldi a fanatici senza scrupoli?

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