Domenica 17 aprile in Italia si terrà il referendum sulle Trivelle e come sempre si apre la lotta senza esclusione di colpi tra gli opposti schieramenti di chi è favorevole al “si” e chi è favorevole al “no”: i dibattiti e i confronti si fanno, via via, più serrati e ognuno cerca di far valere le proprie ragioni. Per poter esprimere la propria preferenza, in modo convinto, schierandosi per il “Si” o per il “No”, occorre essere bene informati sull’argomento che, come sempre, si presenta di non facile comprensione.
Gli elettori dovranno decidere se l’estrazione di gas idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, oppure fino al termine della concessione. Se al referendum prevarranno le ragioni del “Si” le trivelle, entro 12 miglia, dovranno essere smantellate alla scadenza della concessione; nel caso in cui dovesse prevalere il “No”, oppure non venisse raggiunto il “quorum”, le aziende petrolifere potranno chiedere un prolungamento dell’attività di sfruttamento fino a quando si esauriranno i giacimenti.
Ora tutti quanti sappiamo che le trivelle hanno un forte impatto ambientale sul nostro mare, per i gravi pericoli di inquinamento che queste comportano. Non è un caso che nei sedimenti marini e nelle cozze che vivono vicini alle piattaforme, siano state rinvenute abbondanti tracce di sostanze chimiche. Anche se, secondo alcuni dati Ispra, rilevati nel biennio 2012-2014, le trivelle non sembrano avere determinato una situazione critica nell’ambiente marino.
Qualcuno può obiettare che sfruttando le nostre risorse si possono diminuire le importazioni di petrolio e gas, senza peraltro considerare che il prodotto, frutto dell’estrazione, copre solo il 10% del totale fabbisogno nazionale, ragion per cui l’Italia rimarrà sempre fortemente legata all’importazione di petrolio e gas naturale dai Paesi grandi produttori di greggio.
Alla luce delle informazioni acquisite, ritengo, quindi, sia utile votare “Sì”. Soprattutto per aiutare il nostro mare a rimanere pulito. Anzi, una volta “scongiurato il pericolo delle trivelle”, dobbiamo concentrare la nostra attenzione e orientare i nostri sforzi nel preservarlo da qualsiasi altra forma di avvelenamento. Inoltre, la vittoria del “Sì” in questo referendum potrebbe rappresentare il momento giusto per investire di più sull’energia sostenibile; magari spendendo più soldi nella costruzione di impianti per la produzione di energia pulita, piuttosto che per la costruzione di quegli orribili mostri di acciaio, destinati a “violentare” il nostro pianeta.
Non dimentichiamo che il pianeta siamo noi: se lo distruggiamo, equivale a decretare la nostra autodistruzione.

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1 Comment
  1. miristella 5 anni ago

    Ciao, bi 2000!
    Il tuo elaborato

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