Fin dagli albori dell’umanità, l’uomo ha sempre rivolto la propria attenzione ultima alla vittoria, perché sinonimo di potere. La vita è povera se non viene vissuta aspirando a qualcosa, con il desiderio di raggiungere un obiettivo, una meta, e poter alla fine sedere sul podio, arrivare al primo posto, sentire la folla acclamare il proprio nome, stringere la gloria tra le mani e posare la soddisfazione sul proprio volto.
Si chiudono gli occhi e si sogna il meritato premio che consiste in una villa stile holliwoodiano, vista mare, e ci si immagina seduti sulla veranda a sorseggiare champagne nell’assoluta tranquillità, cullati dal rumore delle onde, in una pace raggiungibile solo una volta sconfitti tutti gli avversari e aver tagliato il traguardo: la convinzione è che tutto ciò che si ha sempre desiderato lo si può ottenere solo dopo aver vinto la propria battaglia.
Tuttavia la fame di vittoria può degenerare al punto che si può diventare sempre più competitivi, rischiando persino di oscurare l’obiettivo a cui si mirava agli inizi. Non solo nella vita, ma soprattutto negli sport, la vittoria sembra l’unica ragione che motiva a partecipare ad una gara, in cui il divertimento è relativo e ciò che realmente conta è la soddisfazione di sedere sul podio. La mente che ambisce al potere rivolge tutta se stessa ad annientare gli avversari e ad agognare il posto più in alto possibile, un istinto totalmente umano, ma che fa perdere di vista anche tutto il resto.
Quando si inizia uno sport si è spinti da motivazioni felici e importanti, e si viene animati da uno spirito di fratellanza: tutto questo permette anche di credere ancora più fermamente in quel codice non scritto di moralità e sostegno e “sportività” fatta di impegno per qualcosa che soddisfa dentro.
Tuttavia l’idea del potere e della vittoria a volte s’impossessa dello sportivo e tutto il resto viene meno: così egli si trasforma in un Macbeth disposto a tutto in nome della vittoria.
Nonostante questo è necessario ricordare che non sempre è importante la destinazione, guardandosi indietro a volte ci si rende conto del cammino percorso, delle amicizie, delle prove superate che cambiano il modo di essere e vivere e di quanto siano importanti per quello che si diventa e quindi in ciò che avviene prima della fine, nel viaggio stesso, risiede tutta la bellezza e la soddisfazione di cui necessitiamo: non per forza è importante dove arriviamo, ma come ci arriviamo, le esperienze che facciamo lungo il percorso, le sconfitte, le lacrime versate, la rabbia e poi quel sublime momento in cui prendiamo le redini in mano, ci rialziamo e ritorniamo di nuovo in prima linea, più forti, più motivati, coscienti dei nostri limiti, ma pronti a distruggere quel muro che ci separa dalla vittoria nel momento in cui ci sentiamo pronti.
Perchè l’importanza sta nel lottare per ciò che pensiamo ci appartenga, perchè chi lotta può perdere, ma vince in ogni caso, indipendentemente dalla vittoria in sè.

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