Nella società di oggi si percepisce, soprattutto tra i giovani, un alto tasso si competitività, non soltanto a livello sportivo, ma anche riguardo a semplici aspetti della vita quotidiana, a partire per esempio dal tipo di macchina che si possiede fino al punteggio ottenuto ad un esame.
In riferimento a tale argomento, proprio lo scorso 12 Febbraio, su un articolo del “Fatto quotidiano” si poteva leggere:“Il campione olimpico Alex Schwazer è stato squalificato dalla II sezione del Tribunale nazionale antidoping per altri tre mesi. La motivazione è la violazione dell’articolo 2.3 delle norme sportive contro l’uso di sostanze dopanti, per aver eluso il 30 luglio 2012 i controlli della Wada (world anti doping agency) a casa dell’allora fidanzata Carolina Kostner, a Obersdorf, in Germania. Il marciatore, la cui precedente squalifica di tre anni e mezzo, ridotti a otto mesi con il patteggiamento, scadrà il 29 gennaio 2016, dovrà dunque star fermo fino al 29 aprile dello stesso anno.”
Ma perché questa volontà di vincere a tutti i costi, cercando anche di andare oltre quelle che sono le nostre reali capacità?
Nonostante sia risaputo quanto sia importante la presenza della competitività in qualsiasi tipo di confronto, in quanto capace di esortarci a dare tutto il meglio di noi stessi, ritengo che sia altrettanto fondamentale che ognuno di noi sappia accettare le proprie sconfitte e con queste assumere la consapevolezza dei propri limiti, infatti molte volte accade di sbagliare, poiché si considera il concetto di “sconfitta” soltanto nella sua accezione negativa e quindi come fallimento, senza al contrario considerare gli insegnamenti e la possibilità di crescita che questa porta con se.
Per questo penso anche che sia molto utile praticare fin da bambini qualche disciplina sportiva, in quanto è proprio grazie a queste che si impara il vero valore della vittoria, ma soprattutto quello della sconfitta, poiché dovremmo possedere tutti un livello di maturazione che ci permetta di saperla accettare come una spinta a comprendere i nostri e errori e da questi saper ripartire per superarli, senza far si che ci abbatta troppo e che ci faccia arrendere con la convinzione di essere inadatti al quella disciplina in cui è stata subita.
Quindi in conclusione mi piacerebbe esortare tutti coloro che leggeranno questo articolo a non lasciare mai che una sconfitta vi allontani dal vostro obbiettivo, ma allo stesso tempo a saper accettare quei limiti, che tutti, seppur differentemente, possediamo, senza lasciarsi condizionare da azioni scorrette pur di arrivarne al raggiungimento, poiché una vera vittoria è soltanto quello che si riesce ad ottenere grazie alle nostre capacità e al nostro lavoro.

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