Molti pensano che nella vita sia necessario vincere sempre, essere i primi e mai gli ultimi. Io, invece, faccio parte di quella minoranza che dà molta importanza anche alla sconfitta, infatti, talvolta perdere è meglio che vincere, specialmente in quei casi in cui la sconfitta aiuta a crescere, a maturare e a migliorare le proprie prestazioni. In ogni competizione, se si parte già con il presupposto di dover vincere a ogni costo, si finisce solo per farsi del male. Spesso, infatti, in quasi tutti gli sport vengono a galla spiacevoli fatti come quello della corruzione o del doping, che falsano il risultato di una competizione, ponendo anche fine ai sogni di quelle persone, che invece si sono allenate e hanno lottato duramente, versando lacrime e sudore per qualcosa in cui credevano.

Di certo non è così terribile perdere; una sconfitta deve essere considerata come un’esperienza che migliora se stessi, come una lezione di vita che faccia riflettere sui punti deboli, che rinforza il carattere, rendendo più forti di prima.

La sconfitta, inoltre, non deve essere intesa come la fine di tutto, bensì come un punto di partenza, l’inizio di una svolta a seguito della quale bisogna essere più determinati e più ambiziosi per affrontare al meglio le nuove prove.

Sicuramente vincere è stupendo, dà sensazioni meravigliose, fa stare bene, tutti almeno una volta vorrebbero vincere qualcosa, essere a centro dell’attenzione, ma cosa più importante essere i primi,  e avere la consapevolezza di aver raggiunto il proprio obiettivo con le proprie forze, in modo onesto e giusto, ma soprattutto con lealtà.

Io non sono contro chi vince, ma contro quelli invece che vogliono sempre ed esclusivamente vincere, arrivando a fare cose perfino illegali, e che sono poi incapaci di andare avanti dopo una semplice e sola sconfitta. Questo accade perché non si crede in se stessi e ci si spinge oltre i propri limiti, o perché ci si è montati troppo la testa per una vittoria.

Considero veri vincitori quelli che danno il meglio di se stessi per arrivare fino in fondo, coloro che quando perdono non danno la colpa al destino ma a se stessi, per aver sbagliato, per aver commesso quel maledetto errore, che è stato motivo di sconfitta. Infatti, bisogna prima di tutto essere severi con se stessi per raggiungere i propri obiettivi.

Quindi alla domanda: “ai giorni nostri bisogna sempre vincere?”; io rispondo:  “no!”. Sembra strano a sentirsi ma per me è così, giacché più si vince, più ci si fa del male, quando si mira oltre le proprie possibilità per raggiungere la vittoria anche con l’inganno. Ciascuno di noi poi è un vincitore dentro, e deve capire che non bisogna vincere per forza un premio per essere considerati vincitori.

Voglio dare un consiglio a tutti quelli che partecipano a competizioni o gare, dico loro di essere se stessi, e non sperare troppo nella vittoria, perché più si spera, meno sono le possibilità, se invece di sperare nella vittoria, si partecipa solo per divertimento, mettendosi in gioco, la vittoria che arriva ha un gusto mille volte migliore, di una che è stata programmata nella menzogna.

Concludo ribadendo il mio concetto principale,  cioè che il vero vincitore è il perdente che ha il coraggio di rialzarsi e di ribaltare a proprio vantaggio la sconfitta, diventando più forte, abbattendo le paure e i timori, lottando duramente, perché chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso.

 

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