L’innalzamento del limite delle transizioni in contante da 1000 a 3000 euro è sicuramente uno dei punti della Legge di stabilità di quest’anno che ha suscitato più scalpore. L’opinione pubblica si è ovviamente divisa tra chi elogia l’iniziativa del governo e chi si trova in disaccordo per motivi legati principalmente a un possibile aumento dell’evasione fiscale, del riciclaggio e in generale ad una crescita dell’economia sommersa.
Il primo punto da chiarire è se questa manovra possa sbloccare i consumi. La risposta mi sembra evidentemente negativa, dato che basta pesare alla nostra realtà quotidiana per rendersi conto di quanto l’occasione di fare una spesa in contanti superiore a 1000 euro sia rara. Inoltre è quasi divertente pensare che la ragione per la quale la moneta non circoli sia da ricercarsi in questa norma.

Analizzando la situazione negli altri pausi UE, notiamo che l’Italia è il paese con il limite più basso (999,99 euro), motivo per il quale fu elogiata in un rapporto dell’Europol del luglio di quest’anno (“Perché il contante domina ancora?”) nel quale l”Agenzia europea raccomandava ai paesi membri, fra l’altro, “l’introduzione di soglie di pagamento in contanti comuni agli Stati membri, seguendo gli esempi di alcuni paesi europei (Spagna, Italia Grecia e Francia) che hanno cercato di combattere il riciclaggio del denaro sporco attraverso l’acquisto di articoli di alto valore in contanti”.
La proposta del governo, giustificata nella relazione illustrativa della Legge di stabilità dalla volontà di “allineare la soglia prevista dall’ordinamento italiano alle scelte degli altri Stati membri” va dunque in direzione completamente opposta da quella proposta dall’Europol.

Uno dei primi a dichiararsi contrario alla misura decisa dal governo è Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, che parla di “scelta sbagliatissima” e afferma che “la lotta all’evasione ha bisogno di stabilità normativa, di scelte chiare e continue, non di sali e scendi”.
Molte altre critiche arrivano, soprattutto dalla magistratura. Spiccano le figure di Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, e Antonino Di Matteo, pm che che sostiene l’accusa nel processo sulla trattativa Stato-mafia.
Roberti, in un’intervista al Fatto Quotidiano, dopo aver affermato che “Favorisce l’evasione fiscale, la circolazione del “nero” e danneggia la lotta al riciclaggio di denaro frutto di reato” risponde con grande lucidità a coloro che obbiettano che in altri paesi i limiti non esistono: “Un confronto insensato. Gli USA o la Germania hanno un sistema sanzionatorio più efficace. E l’evasione fiscale non è di massa. Deve essere il governo a raffermare l’importanza della lotta alla criminalità, e alla corruzione”.
Dall’Università di Firenze, al Forum Antimafia partono invece la critiche di Nino Di Matteo che dichiara di fronte a decine di studenti “non è un problema di numeri. Mi chiedo solo perché prima c’era l’esigenza della tracciabilità per facilitare la riconoscibilità delle attività di riciclaggio e oggi questa esigenza viene sentita in maniere diversa”.

A queste considerazioni Renzi replica su Facebook “È una misura semplice, è una misura liberale, è una misura per aiutare i consumi e sbloccare famiglie italiane”. Parole che però si commentano da sole. Parole vuote e assolutamente inadeguate, da parte di un Presidente del Consiglio, a rispondere a critiche precise di gente di indubbia competenza.

1 Comment
  1. cusumano98 7 anni ago

    L’argomento

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

    Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2022 osservatorionline.it

    Effettua il login

    o    

    Hai dimenticato i tuoi dati?

    Crea Account