Nell’ultimo Consiglio dei Ministri, svolto il 15 ottobre, il Governo ha varato il disegno di legge riguardante il bilancio dello Stato. Il primo ministro Matteo Renzi ha ribadito che la nuova legge di stabilità sarà incentrata sulla riduzione delle tasse, incrementando la fiducia nel consumatore.
“L’Italia col segno +”, così chiamato il disegno di legge, affronta temi che spaziano dalla lotta all’evasione fiscale sino alle pensioni e alla sanità.
Un punto che ha suscitato parecchio clamore, riguarda l’innalzamento del tetto all’utilizzo del contante, ossia il tetto massimo di banconote che si possono spendere.
Secondo la “finanziaria”, l’incremento da 1000 € a 3000 € della soglia dell’utilizzo del contante, potrebbe rilanciare i consumi. Ma, allo stesso tempo, suscita la preoccupazione dei sindacati, allarmati dall’ipotetica crescita dell’evasione fiscale e della corruzione. Per capire cosa comporta questa crescita del tetto alla liquidità, possiamo analizzare i dati forniti dall’ISTAT e dal CGIA di Mestre, la storia e le modifiche che ha subito durante i vari governi italiani che si sono succeduti e come gli Stati europei hanno trattato l’argomento.
Secondo un’attenta analisi della CGIA di Mestre, “nel 2008 la massa monetaria complessiva ha raggiunto i 126,1 miliardi di euro, mentre nel 2014 ha sfiorato la soglia dei 164,5 miliardi. Quindi, nei 7 anni di crisi, l’incremento è stato del 30,4% a fronte di un aumento dell’inflazione che ha sfiorato il 10%. Tra il 2000 e il 2012, l’evasione ha registrato un andamento altalenante fino al 2006 per poi scivolare progressivamente sino al 2010. Se tra il 2010 la soglia è calata del quintuplo, l’evasione è salita riuscendo a sfiorare il 16% del PIL, per poi riscendere nel 2012 sotto quota 14%. Alla luce di questi dati, possiamo dedurre che l’aumento o l’abbassamento della soglia dell’utilizzo del contante non è correlata all’evasione fiscale. Anzi, l’incremento della soglia può diminuire la possibilità di riciclaggio di denaro proveniente da attività illegali”.
Il limite all’utilizzo del contante in Italia, dagli anni novanta ad oggi, ha subito parecchie modifiche.
Da maggio 1991, il Governo Andreotti VII impose il limite a 10.329 € e nel dicembre 2002 il Governo Berlusconi lo aumento a 12.000 €. Dal 6 dicembre del 2011, però, il Governo Monti ha abbassato il tetto a mille euro, manovra contenuta nel decreto “Salva-Italia”.
Il Governo Renzi sta semplicemente riportando ad una quota addirittura inferiore, rispetto a quella in vigore dal maggio 2010 (Governo Berlusconi IV) che era di 5.000 €.
Tra i principali stati europei, ben 11 non pongono dei limiti al tetto, mentre 6 hanno un tetto che oscilla tra i 1.000 € e i 3.000€. Per comprendere il fenomeno, analizziamo 3 casi grazie ai dati ISTAT.
In Italia, il limite all’utilizzo del contante è precisamente di 999,99 € e l’economia sommersa (“Il sommerso economico deriva dall’attività di produzione di beni e di servizi che sfugge all’osservazione diretta, in quanto connessa al fenomeno dell’evasione fiscale”; vedi “La misura dell’economia sommersa secondo le statistiche sociali” ISTAT) è stimata all’21,1% del PIL.
Nel Regno Unito, invece, non si ha nessuno limite, e l’economia sommersa arriva intorno al 9,7% del PIL.
Infine, in Belgio, con un tetto massimo di 3.000 €, l’economia sommersa è il 16,4% del PIL.
Quindi, l’innalzamento della soglie è inversamente proporzionale alla percentuale dell’economia sommersa del PIL; maggiore o illimitato è il tetto, minore sarà la percentuale.
Un altro dato che va a favore della tesi, riguarda i 15 milioni di unbanked. Queste persone, che non hanno o non vogliono aprire un conto in banca, conservano i loro contanti in casa. Incrementando la loro soglia di spendibilità, saranno più sollecitati ad acquistare senza avere bisogno di un conto.
Il Governo, anche se adesso è parecchio deciso, è stato contraddittorio nell’applicare questo incremento. Per esempio, il Ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, nel novembre del 2014 in un question time alla Camera aveva spiegato: “La scelta di limitare la circolazione del contante e di procedere ad un progressivo abbassamento della soglia, è motivata dall’esigenza di fare emergere le economie sommerse in considerazione del vasto utilizzo di tale modalità di pagamento in Italia e alla necessità di aumentare la tracciabilità delle movimentazioni finanziarie per contrastare il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita; l’evasione e l’elusione fiscale”.
In questi giorni, invece, durante un summit a Capri, lo stesso ministro ha detto: “Se uno guarda quello che succede nei paesi avanzati, si accorge che non c’è relazione tra limite al contante ed economia sommersa. Quindi se mi si chiede se all’aumento del limite per l’uso dei contanti segue l’aumento dell’evasione, dico che non è vero”.
Quindi, tralasciando queste indecisioni, analizzando i dati e conoscendo le ragioni storico-culturali dell’Italia (a causa delle persone poco scolarizzate o di una certa età che preferiscono tenere i soldi in casa si creano pochi conti correnti), i vantaggi economici di questa manovra non sono indifferenti, visto che potrebbero favorire maggiore circolazione di moneta e quindi maggiori consumi.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2021 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account