È Matteo Renzi ad annunciare pubblicamente l’innalzamento del tetto massimo dei pagamenti in contanti, parte integrante della futura legge di Stabilità, da mille a tremila euro. Questa coraggiosa quanto azzardata scelta ha suscitato le opinioni e reazioni più disparate, tra enti turistici che gridano al miracolo e scettici che vedono nella legge il riflesso di un’evasione sempre più facilitata. La possibilità di spendere di più favorirebbe certamente il settore turistico e darebbe una bella spinta alla nostra economia, portando speranzosamente alla tanto agognata ripresa economica. In Italia la percentuale di acquisti effettuati con contanti è significativamente più alta di quella europea e questo dovrebbe bastare a giustificare una presa di posizione materialmente positiva. Il denaro contante, tuttavia, non può in alcun modo essere tracciato e, come tutti ben sappiamo, rattoppare l’economia diventa più arduo se ci si mette di mezzo il pagamento in nero, principale fertilizzante dell’evasione fiscale. Non a caso nel governo Monti del 2011 la soglia del pagamento in contanti è stata abbassata per agevolare il controllo della circolazione del denaro e mettere i bastoni fra le ruote perennemente in movimento degli evasori, quando non della malavita organizzata.
Il premier ben si difende annunciando un rigoroso aumento dei controlli della circolazione interna del denaro, a detta sua in grado di ovviare alle preoccupanti obiezioni sopracitate.
Le leggi dipendono dal momento e da cosa viene considerato necessario fare. Possiamo solo incrociare le dita e sperare in un risvolto positivo di questa lama dal poco trascurabile doppio taglio.

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