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Istituto: G. B. Quadri (Via Giosue' Carducci 17)

Città: VICENZA

Redazione: La redazione dea busa

Più vita reale, meno social

Più vita reale, meno social
Ultimamente si sente molto parlare dello scandalo che ha coinvolto Facebook. Un'inchiesta compiuta da The Guardian, Observer e New York Times ha rivelato che la società Cambridge Analytica, inizialmente abilitata a fare semplicemente delle ricerche a fini psicologici, ha violato cinquanta milioni di profili Facebook per influenzare le elezioni statunitensi a favore di Donald Trump. La vicenda non solo dimostra quanta fatica impieghi Facebook a mantenere sotto controllo il modo in cui sono usati i suoi dati, che in fin dei conti sono i nostri dati, ma anche che Cambridge Analytica ha avuto importanti rapporti con alcuni dei più stretti collaboratori dell'attuale presidente americano, soprattutto durante la campagna elettorale del 2016 che lo ha poi visto vincitore. I social sono ormai diventati una parte essenziale delle nostre giornate e in media ogni persona utilizza lo smartphone per tre ore al giorno: chiamate e sms occupano appena ventidue minuti, a social network e chat viene dedicata un’ora al giorno, diciannove minuti vanno alla navigazione web e undici minuti ai giochi. Inoltre, siti come Instagram, Twitter, Tumblr, Snapchat, Whatsapp, ci distolgono dalla vita reale e, all'interno di essi, tutto sembra più facile e comprensibile. Se per esempio pensiamo a relazionarci con qualcuno, è molto più semplice presentarsi e comunicare con una persona tramite un messaggio nei social che farlo in prima persona; oppure nei fenomeni di cyber bullismo, coloro che stanno dietro lo schermo, magari, hanno coraggio di insultare e offendere le loro vittime solo perché sono protetti dall'anonimato, mentre se si trovassero faccia a faccia con questi soggetti avrebbero paura di esprimersi. Questo accade, nel primo caso, per vergogna, mentre nel secondo per vigliaccheria che qualcuno può provare in situazioni di questo tipo. Il problema però, se lo si vuole considerare tale, è che la vita reale non gira attorno al mondo virtuale e, quindi, non bisogna essere codardi, anzi, dobbiamo prediligere i contatti umani intrattenendo conversazioni e relazionandoci con la gente. I social network sono talvolta molto utili, ma siamo spesso abituati a vedere la parte della medaglia che ci fa più comodo, tralasciando gli aspetti negativi che il suo uso comporta. Essi, infatti, riescono a recepire le nostre preferenze, i nostri gusti, quello che ci piace e quello che non ci piace, semplicemente attraverso i like che mettiamo nei contenuti e nelle foto dei siti Internet. Questo comporta la violazione del nostro diritto di libertà e di privacy. Se, ad esempio, stiamo cercando qualcosa su Google, improvvisamente ci compare una pubblicità che ci offre un prodotto affine a ciò che abbiamo appena digitato. Credo che qualcuno ci condizioni e cerchi di farci acquistare oggetti che sono collegati alle nostre ricerche. Dobbiamo stare attenti anche a non dare molte informazioni sulla nostra persona, non apparire eccessivamente nelle "stories" e non compilare la descrizione del nostro profilo con dati troppo riservati, perché tutto ciò potrebbe essere usato a nostro svantaggio. Io, personalmente, dopo aver sentito il caso che riguarda Facebook, mi sono fatto un'idea a proposito e credo che la privacy ormai non esista più su questi siti e che la prudenza sia quindi l'unico strumento che ci può aiutare a non essere manipolati del tutto dai social. Il miglior modo per non avere alcun tipo di problema inerente la violazione della nostra privacy sarebbe non essere registrati a nessun sito. Questo, però, ritengo sia molto difficile che accada: non ha senso scollegarsi dai social perché, se non ci esponiamo al rischio, allora non siamo nemmeno più liberi di fare ciò che desideriamo. Se vogliamo, quindi, postare foto o video che ci rappresentano, dobbiamo riflettere sulle eventuali conseguenze, sapendo che la privacy non è assicurata. Concludo, sostenendo che i social siano ottimi passatempi da sfruttare con intelligenza, accortezza e soprattutto buon senso, da non trasformare in un'arma contro noi stessi.