alezams

Istituto: F. Filelfo (Piazza Dell'Unita' 3)

Città: TOLENTINO

Redazione: COGITO ERGO SUM

AL GOVERNO CHE VERRA’… SE VERRA’

AL GOVERNO CHE VERRA’... SE VERRA’
Caro governo ti scrivo così mi distraggo un po’, e siccome sei molto lontano (a quanto pare) più forte ti scriverò... Ma la televisione ha detto che il nuovo governo, porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando..., si potrebbe dire parafrasando Lucio Dalla. Ovviamente sarebbero tante le cose da chiedere al nuovo governo, ma siccome l’invito del buon Tremolada è quello di “non scrivere dei plichi, ma scegliere una priorità, una per tutti...!”, l’interesse non può che volgere verso la scuola. Il mondo della scuola, infatti, sta guardando con grande attenzione l’evolversi della situazione politica che porterà alla eventuale formazione del nuovo governo. Il prossimo esecutivo avrà un compito molto importante per il futuro della scuola italiana e il nuovo Ministro troverà sul tavolo temi molto delicati: la “Buona scuola”, il problema dell’alternanza scuola-lavoro, il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, l’uso dei cellulari e delle nuove tecnologie, il rapporto docenti-discenti e il ruolo dei genitori anche alla luce dei recenti fatti di cronaca, ecc. ecc. Ma quello che si chiede, paradossalmente, non è un nuovo intervento legislativo, frutto magari della ricorrente smania di intestarsi l’ennesima riforma che magari porti il nome dell’ennesimo Ministro, così da rimanere nella “storia”, bensì, un patto di “pacificazione”. Infatti ciò che colpisce nelle vicende scolastiche è la difficoltà a stabilire un dialogo sincero tra chi vive quotidianamente nelle aule scolastiche e chi, invece, agisce nei palazzi della politica. La scuola non è e non può essere un semplice comparto della Pubblica Amministrazione, ma un fenomeno culturale, una istituzione che ci dovrà formare come futuri cittadini. Di conseguenza attorno alle sorti della scuola dovrebbe manifestarsi una concordia nazionale, scattare un’empatia tra i decisori politici e tutti noi che costruiamo, insieme ai nostri insegnanti, giorno dopo giorno questo delicato servizio. Per esempio non sarebbe sostenibile un’esclusione a priori di noi studenti come fulcro della riforma: non ci sono ragioni a sé stanti nel lavorare sulla scuola che non siano legate al miglioramento dei livelli di apprendimento degli studenti e, più in generale, al benessere scolastico proprio dei discenti. Con la scuola riparte l’Italia e siamo proprio noi studenti quelle energie rinnovabili in grado di rimettere in moto il Paese non con sussulti temporanei, ma con traiettorie di medio e lungo periodo. Serve, in buona sostanza, uno scatto di generosità, un confronto autentico tra tutti gli attori protagonisti, sui valori in gioco, non abbiamo bisogno dell’ennesimo lifting imposto dall’alto, ma una nuova vision, una nuova stella polare che possa fungere da guida in questo delicato momento storico.