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Istituto: G. B. Quadri (Via Giosue' Carducci 17)

Città: VICENZA

Redazione: Asama

ONOREVOLE VORREI DIRLE CHE…

ONOREVOLE VORREI DIRLE CHE…
Politica e giovani sono sempre più distanti. Il rapporto che intercorre tra queste due realtà, infatti, non si basa su un aperto dialogo, ma su una totale sfiducia. La politica, per noi giovani, è diventata disonestà e corruzione: non crediamo più nelle istituzioni statali e diffidiamo dei politici. Sono diverse le ragioni che ci hanno spinti ad avere una visione così negativa della società in cui viviamo e, tra queste, penso che sia particolarmente rilevante la situazione di precarietà in cui “siamo stati lasciati”. I ragazzi di oggi, infatti, si trovano di fronte ad un futuro incerto e instabile e molti vedono come unica soluzione quella di scappare dall’Italia e rifugiarsi all’estero. Dal mio punto di vista, è proprio questo uno dei motivi per cui la partecipazione alla vita politica del proprio paese è drasticamente diminuita: perché preoccuparsi di una realtà da cui si vuole fuggire? Molti giovani, purtroppo, hanno ormai perso la speranza: non si sentono ascoltati, non vedono le loro esigenze soddisfatte e, soprattutto, non ritrovano gli ideali e i valori in cui credono nell’attuale politica italiana. Ma cosa si aspettano i giovani dalla politica e dalla legge? Cosa desiderano per il loro futuro? Innanzitutto, penso che i ragazzi di oggi non cerchino politici capaci di promettere utopie, ma cerchino, invece, persone in grado di agire e di proporre idee innovative e concrete. Per quanto mi riguarda, credo che gli aspetti più bisognosi di miglioramento siano principalmente quattro: la scuola, il mondo del lavoro, l’ambiente e la società in cui viviamo da un punto di vista sia economico, sia umano. La scuola italiana, a mio parere, è troppo “antica”. Durante il nostro percorso di studi, infatti, acquisiamo moltissime nozioni che, spesso, dopo qualche mese dimentichiamo. Studiare la nostra cultura è importante, ma non è questo il metodo giusto: sapere intellettuale e sapere pratico non dovrebbero essere divisi così drasticamente, ma uniti in un’unica tipologia di scuola. Nella vita di tutti i giorni non ci serve solamente conoscere la nostra cultura; abbiamo bisogno di imparare a lavorare in gruppo e di svolgere attività inerenti ai percorsi di studio che abbiamo deciso di seguire. Proprio a questo proposito, penso che sarebbe molto interessante introdurre in tutte le scuole lo svolgimento di attività di gruppo, come esercizi di problem-solving o la creazione di elaborati riguardanti diversi temi di carattere generale (ambiente, immigrazione, alimentazione…). Un altro problema che coinvolge il nostro sistema scolastico è la distribuzione delle ore. La maggior parte dei ragazzi italiani frequenta le lezioni solamente durante la mattina, ma questo vuol dire rimanere concentrati per 5/6 ore di seguito ed è inevitabile che gli studenti, durante le ultime ore, rendano poco. Ci sono, inoltre, aspetti, come lo sport o l’utilizzo di strumenti digitali, che necessiterebbero di più attenzione; ma, purtroppo, bisogna fare ancora molta strada prima di arrivare a parlare di questi problemi, che vengono considerati secondari. L’obiettivo dei percorsi di studio che affrontiamo durante il primo ventennio della nostra vita dovrebbe essere anche quello di prepararci al mondo del lavoro. Ma per cosa ci prepariamo, se il lavoro non c’è? Negli ultimi anni, purtroppo, la disoccupazione è diventata un problema riguardante principalmente i giovani. Molte persone attribuiscono la colpa di questa situazione alla crisi economica che l’Italia e gli altri Paesi stanno affrontando dal 2008, ma siamo proprio sicuri che la causa di tutto questo sia solo della crisi? A mio parere, questa è solo una delle radici della disoccupazione, in quanto ritengo che lo Stato e le imprese italiane non stiano facendo nulla per cambiare le circostanze. I datori di lavoro, infatti, sottoposti ad un prelievo fiscale sempre più alto, riducono le assunzioni e aumentano i contratti brevi. I giovani, quindi, se non vogliono trasferirsi all’estero, sono costretti ad accettare lavori di bassa qualità con redditi minimi e contratti precari, oppure devono entrare a far parte del mondo del lavoro nero. Anche quest’ultimo, infatti, nell’ultimo periodo, ha subito un notevole sviluppo. Questo ci fa capire la gravità delle condizioni economiche in cui si ritrovano i giovani italiani, i quali, in un momento di difficoltà come questo, avrebbero bisogno dell’aiuto dello Stato e della politica. Quest’ultimi, però, non sembrano accorgersi dei problemi che affliggono la società e non mi riferisco solamente ad aspetti strettamente economici, ma anche ad ambiti più umani e ambientali. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo vissuto anche una crisi ecologica dovuta allo smaltimento dei nostri rifiuti. Lo stato italiano ha cercato di risolvere il problema tramite la raccolta differenziata, ma, a quanto pare, non è stato sufficiente. Penso sia ormai impossibile eliminare completamente i rifiuti e tornare ad un mondo non inquinato, ma credo anche che la politica, con il contributo di tutti noi, potrebbe trovare delle soluzioni in grado di agevolare lo smaltimento dei rifiuti. Per risolvere l’eccessivo utilizzo della plastica, per esempio, si potrebbe tornare alle bottiglie e ai barattoli in vetro; per smaltire altri tipi di rifiuti si potrebbe, invece, procedere con il riutilizzo dei materiali. A mio avviso, quest’ultima soluzione sarebbe particolarmente efficace, in quanto, oltre a migliorare lo smaltimento dei rifiuti, potrebbe portare a nuove opportunità di business e alla realizzazione di nuove imprese. È chiaro, però, che tutti dobbiamo dare il nostro contributo. La politica può fare molto, ma senza il nostro aiuto non si arriva da nessuna parte. La società la creiamo noi ed è per questo motivo che nella mia società “ideale”, oltre ad una scuola più moderna, meno disoccupazione e più rispetto per l’ambiente, vorrei ci fosse una vera e propria comunità. Persone in grado di aiutarsi, rispettarsi, ascoltarsi… persone in grado di condividere valori.