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Istituto: G. B. Quadri (Via Giosue' Carducci 17)

Città: VICENZA

Redazione: La Triplice Intesa

Il Web che Vorrei.

Il Web che Vorrei.
6 Agosto 1991: Il “Cern” di Ginevra mette online il primo spazio web della storia. 23 Agosto 1991: Un utente “visita” per la prima volta quel sito web. Fu una pietra miliare, e da allora il WWW cominciò ad evolversi e svilupparsi. Ma perché nacque? Brevemente, il WWW fu ideato da un gruppo di ricercatori del CERN di Ginevra che necessitavano di condividere, con tutti gli scienziati del mondo, le loro ricerche e i loro studi. Quindi, sin dalla nascita, il Web era stato pensato come uno strumento di conoscenza veloce, facile e soprattutto gratuito, dove ciò che contava era lo scambio dell’originalità e dell’interesse del contenuto. Ma ora questi attributi originari, nell’immenso volume di dati eterogenei a disposizione, sembrano essere messi in dubbio. Spesso riteniamo che le informazioni in rete siano trattate e messe a disposizione tutte allo stesso modo e tale assunto sta alla base della cosidetta “Web neutrality”: ma è proprio così? Ciò significherebbe che a nessun sito (fornitore di servizi) può essere garantita una velocità maggiore per raggiungere l’utente finale. Quindi Amazon, Spotify o Youtube per esempio hanno la stessa velocità di altri servizi minori. Tale principio, che pone tutti allo stesso livello, tutela i siti più piccoli, permettendo a questi di crescere ed eventualmente superare gli altri grandi rivali, ed impedisce una “monetizzazione” dei contenuti. Senza la condizione di “Web Neutrality”, infatti, si aprirebbe una gara infinita tra i vari big del Web per la “priorità dei propri contenuti”. A beneficiarne sarebbero gli ISP (Verizon, Telecom, Infostrada), che fanno da tramite tra utente e fornitore dei servizi, ed i big del businnes che sbaraglierebbero la propria concorrenza a suon di migliaia di dollari. A rimetterci sarebbero i piccoli servizi online che non potrebbero permettersi alcuna sponsorizzazione dei propri contenuti e, in particolare, tutti noi fruitori del servizio e consumatori. Infatti proprio noi potremmo accusare dei rallentamenti pilotati della connessione, essere obbligati a pagare per accedere alle pagine web abituali e di proprio interesse, o godere di una minore scelta di contenuti dal momento che questi sarebbero in mano a pochi big dell’Internet. Senza la Web Neutrality, i vari ISP sarebbero liberi di applicare tariffe straordinarie ad utenti e fornitori di servizi. Un esempio concreto è la vicenda di Netflix e Comcast : nel 2014, gli utenti Comcast (l’ISP) videro la velocità di streaming di Netflix (fornitore di servizi) cadere a picco. Il problema continuò fino a quando Netflix stabilì con Comcast di pagare di più. A quel punto, gli utenti videro di nuovo i contenuti di Netflix senza problemi! Il quadro che si delineerebbe in un intreccio di simili dinamiche sarebbe quello di un Web non più libero, ma monopolizzato da pochi grandi. Attualmente, questo tema è diventato scottante dopo la decisione della FCC (Federal Communications Commission) statunitense di abolire la Web Neutrality, gettando gli utenti statunitensi nel caos. Pertanto il Web che vorrei è un Web conforme alle idee con le quali è stato fondato, nel quale si impedisca qualsiasi privilegio speciale che condizioni l’accesso dell’utente ai servizi ed ai contenuti. Fortunatamente in Europa tale Web esiste ancora, grazie all’articolo 5(3) del regolamento EU 2015/2120 ed anche proprio in Italia queste garanzie sono confermate dalla Dichiarazione dei Diritti di Internet del 2015. Il WWW deve essere libero, accessibile da tutti e gratuito. Come è stato e come spero che continui ad essere.