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Istituto: G. Galilei (Via Salvador Allende Gossens)

Città: ANCONA

Redazione: Redazione3C

È vero che gli studenti italiani non sanno lavorare in squadre?

È vero che gli studenti italiani non sanno lavorare in squadre?
Secondo i recenti dati pubblicati dall’Ocse-Pisa sembrerebbe venuto alla luce l’ennesimo problema degli italiani: non sanno lavorare in gruppo. Da questo sondaggio, svolto ai 3500 studenti con numero pari di maschi e femmine, è risultato che ben il 90% di questi ultimi predilige il lavoro di gruppo piuttosto che quello individuale ma, secondo le statistiche lo studio in collaborazione con i compagni rende notevolmente meno. Da ciò, quelli dell’Ocse, hanno dedotto la scarsa capacità dei giovani italiani di collaborare tra loro. La realtà, rispecchia davvero quello che dice l’Ocse? Assolutamente no. La verità è che se i ragazzi non studiassero in gruppo, sarebbero obbligati a spendere denaro per andare a ripetizione, dal momento che la scuola italiana pretende un livello di istruzione e capacità piuttosto elevato. Il fatto di studiare insieme è fondamentale: in primo luogo per migliorare il rendimento scolastico, in secondo luogo per migliorare l’intesa e la capacità di collaborazione della classe. Per quanto riguarda i lavori di gruppo, quindi progetti e approfondimenti, anche se il tempo è poco e i giorni in cui tutti i partecipanti sono liberi di incontrarsi diminuiscono di settimana in settimana, non si è mai visto nessuno prendere un’insufficienza, questo perché in realtà tutta la questione dell’incapacità nella collaborazione non è altro che un’approssimazione fatta con leggerezza da parte dell’Ocse. È ovvio che, se lo studio viene svolto in compagnia solo di compagni con un rendimento scolastico basso, i frutti di questo studio faticano a maturare, ma insieme al giusto amico che riesce a farti capire le cose, i risultati saranno notevolmente alti. In conclusione, si può facilmente smentire il presunto sondaggio dell’Ocse dicendo che nella realtà quotidiana gli studenti italiani sanno collaborare e ne possono trarre importanti vantaggi. Riccardo Baldoni