Gli Stati Uniti d’Europa text

Il 12 ottobre 2012 è stato assegnato all’Unione Europea il Premio Nobel per la pace. Le motivazioni di questa scelta sono il contributo all’avanzamento della pace, della democrazia e dei diritti umani. La UE non è altro che il risultato dei diversi accordi e trattati, che tra la seconda metà del XX secolo e del XXI, si sono sviluppati in un unico organismo. La visione di un continente senza barriere né divisioni fu un sogno per numerosi politici italiani e stranieri, che volevano cedere una parte di sovranità per raggiungere il bene comune dell’intero popolo europeo. L’Italia fu uno dei paesi fondatori, inizialmente aderente alla CEE (Comunità Economica Europea), poi alla UE (Unione Europea) e agli accordi di Maastricht e Schengen.
La situazione a seguito della seconda guerra mondiale era molto complicata e senza un sostegno reciproco tra le varie nazioni della parte occidentale del continente il futuro sarebbe stato poco promettente. Già nel 1947 il Piano Marshall sostenne 18 stati distrutti dal conflitto appena terminato per un valore complessivo di 17 miliardi di dollari e creò un precoce debito nei confronti degli Stati Uniti, che iniziarono a installare strumenti di difesa in questi territori. Questi siti, come il MUOS di Niscemi, in Sicilia, sono di interesse strategico per la macchina bellica americana, ma non riguardano assolutamente la nostra presenza all’interno della NATO. Anche le basi di Vicenza, Aviano, Ghedi, Pratica di Mare e Gaeta sono avamposti statunitensi per il controllo sul nostro continente dell’elite d’oltreoceano. Sembra strano che il governo di Washington, a seguito del consenso sul finanziamento di Adolf Hitler da parte di Prescott Bush, sia intervenuto solamente per difendere la “democrazia”. Forse dovremmo cercare di eliminare questa sudditanza nei loro confronti, rendendoci definitivamente indipendenti. Per comprendere l’influenza che alcune imprese hanno nel Vecchio Continente, si può analizzare la struttura societaria e le partecipazioni della banca Carlyle, con sede a Washington. Il consiglio di amministrazione in passato, ma anche adesso, era ricco di esponenti politici quali George H. W. Bush, George W. Bush, James Baker III, Frank Carlucci (console e vicesegretario dell’ambasciata USA in Congo, coinvolto nell’assassinio del presidente Patrice Lulumba e del Primo Ministro del Burundi Pierre Ngendamdumwe), John Major (ex primo ministro britannico), Shafig Bin Laden fratello del più conosciuto Osama Bin Laden. Le partecipazioni di questa banca includono 164 società, per un numero di dipendenti pari a 70 000 unità e un reddito di 16 miliardi di dollari. È proprietaria di attività nei settori della sanità, degli immobili, di internet, degli impianti di imbottigliamento, dei media (come il giornale francese Le Figaro), della difesa nella produzione di carri armati, parti di aerei e altri strumenti militari. Quando le grandi potenze aumentano le spese per la difesa, ad esempio, società come questa aumentano il proprio fatturato, proprio vendendo armi utili a combattere la “guerra al terrorismo”, così come quando le Big Pharma abbassano le soglie di alcune “malattie”, spuntano come funghi migliaia di nuovi clienti divenuti da poco malati.
Nel mio sogno da europeo vedo una confederazione di stati che si riappropriano della loro sovranità e dove la solidarietà e l’umiltà prevalgono sugli interessi personali. Per realizzare questa utopia, a mio parere, sarebbe necessario far tornare nelle mani dei vari stati le grandi imprese, soprattutto le banche, e imporre un sistema di trasparenza altamente democratico. La BCE dovrebbe dare l’esempio. Essa è per il 14,57% della Banca d’Italia, a sua volta partecipata dai seguenti istituti di credito: Gruppo Intesa (27%), Gruppo San Paolo (17%), Gruppo Capitalia (11%), Gruppo Unicredito (11%), Assicurazioni generali (6%), INPS (5%), Banca Carige (4%), BNL (3%), MPS (2,5%) e altri privati. La filiale della Banca Nazionale del Lavoro (BNL) di Atlanta fu la stessa a versare prestiti per 5 miliardi di dollari al dittatore Saddam Hussein poco prima dell’inizio della Guerra del Golfo. Questo sistema di “scatole cinesi” ha permesso a Tronchetti Provera di pilotare la Telecom S.p.A. con una quota azionaria dello 0,8%.
Per risolvere i gravi problemi attuali della finanza credo che la UE debba essere protagonista, ma bisogna procedere dalla parte del bene comune, in questo momento apparentemente dimenticato e dismesso. Le aliquote imposte dal governo Hollande, mirate sui grandi patrimoni francesi (75% del reddito), non possono essere presentate se tutta l’Unione non vi aderisce, così come per la Tobin tax. Altrimenti si creano delle situazioni vergognose, come al confine belga con la Francia si vendono decine di ville monumentali di super-ricchi oppure dove calciatori e attori come Gérard Depardieu si rifugiano in paesi che offrono asilo “economico”. Il sistema progressista, se potenziato, potrebbe risolvere i seri problemi che politiche di libero mercato creano in ambito economico-finanziario, sociale e ambientale. Non sono fiero di essere europeo quando sento dire che la Commissione Europea, tra il 2008 e il 2011, ha speso, per salvare istituti di credito privati, oltre 4.500 miliardi di euro. Mi sento europeo quando si parla di cooperazione, di sviluppo sostenibile, di distribuzione dalla ricchezza, di tutela della salute, di tagli agli sprechi e di lavoro. Ricordiamoci che l’Unione Europea non deve servire soltanto agli speculatori, ma deve diventare un punto di forza per i più deboli. In questo modo, possiamo rifondare l’Europa su principi di democrazia diretta e partecipata.